Intervista/ Giancarlo Loffarelli nella statua… la mela stregata del dialogo

Intervista/ Giancarlo Loffarelli nella statua… la mela stregata del dialogo

11 Maggio 2020 0 Di Lidano Grassucci

Giancarlo Loffarelli è di quei cattolici che si interrogano più che rispondere, e alle domande non fornisce risposte da ultimatum, da tifo ma un ragionamento sulla complessità del presente. In questo videoincontro dovevamo parlare di statue e di estetica, ma la conversazioni fa di un caso, una occasione.

Mi parla del nonno socialista, mi dice di quando pianse con sincerità alla scomparsa di Pietro Nenni, siamo “reduci” da un ragionamento su Giacomo Matteotti. Le differenze stimolano, i riti per il pensiero unico sono inutili.

Ma ti piace questa Statua di San Lidano al belvedere?

Vedi in ogni cosa bisogna rifuggire da integralismi, esiste una idea che tutto debba essere immutabile, e non va bene perchè si cambia necessariamente, esiste anche uno schiacciamento sul contemporaneo, sull’oggi, che non tiene conto che il passato è necessario per il presente. Io, poi sono santamariano, sono cresciuto in quegli spazi, per anni tutti i giorni dalle 8 del mattino alle 8 di sera

Stai dicendo che il ragionamento non è sulla estetica e sull’amministrazione

Dico che bisogna inquadrare le cose, dobbiamo armonizzare il presente, non schiacciarlo con effimere considerazioni, quindi tutte  le scelte si possono fare, ma debbono essere partecipare, discusse. Non è una esclusiva del sindaco, del donante, del consiglio comunale. Per esempio si poteva discutere con le associazioni, c’è una consulta, c’è un tessuto sociale che doveva essere coinvolto

Ma non credi che ci sia una idea padronale della cosa pubblica, io dono e questo mi da diritto in ragione della mia munificenza di scegliere, di occupare spazi pubblici

Non sono sindaco, ma se lo fossi stato non avrei detto al donante sì, o no, ma che dovevo coinvolgere la città. C’è bisogno di partecipazione alle scelte. Trovo, anzi, stucchevole che la cosa sia ridotta a fatto economico: siccome è gratis perchè no? Quel luogo non è vuoto, non è un vuoto da riempire, è luogo di emozioni, di affetti, di storie un patrimonio mortificato. Presente, passato e futuro debbono stare in una scelta del genere che vioncolerà per sempre quello spazio. Uno spazio pubblico non è tale per  somma di usi individuali, ma per il valore che ha per tutti, mi spiego meglio non dobbiamo rispondere a 300 individualità, ma quella comunità umana ha una sua validità in quanto tale”

Ma non credi che dietro ci sia una idea di affermazione di una superiorità, siamo tutti uguali ma i maiali lo sono di più, per dirla alla Orwell. Noi veniamo dalla cultura dei cinema western di cow boy dove “il cavallo è mio se ha il mio marchio a fuoco”.

“Mi fai venire in mente l’idea della religiosità antica: la terra era padrona e tu dovevi fare sacrifici alla dea terra, era divinità essa stessa. Per emanciparsi da questo ringraziamento ai doni della terra ci si è inventati l’idea della proprietà della terra, la terra è mia e non la debbo ringraziare”

Da laico traduco: ci metto il sigillo è mia, non debbo ringraziare alcuno

Per questo contesto la dimensione economicista della scelta, il dono è possibile ma va contestualizzato e non autorizza il donante a scegliere spazio e a mantenere il suo “dominio” sul dono. Non è così che vanno le cose

Ma è la simbologia di un cattolicesimo ante concilio, che ha bisogno di simboli, di munificenza, di chi spiega la verità inconoscibile ai più

Passerò per eretico, ma credo che la visione luterana, richiamo una considerazione di Karl Barth (Epistola di San Paolo) è la religione che deve andare verso Dio, non fare Dio a propria immagine e somiglianza c’è differenza tra adorare Dio e venerare i santi. Una radice antica a Sezze, ti ricordi la storia di don Giovanni Foresti, fu seguito dalle donne pie di Sezze fino a quando non tolse la madonna, accettarono tutto ma questo no”

Rischio fanatismo, il bisogno di simboli che diventano fede. Idolatria

Roba brutta, Dio è con me. La vera fede è invece nel dubbio, dio sarà veramente dio? 

C’è comunque una idea che trasforma il racconto per immagini di Dio, penso alla grande pittura italiana che spiegava le scritture nei capolavori dentro le chiese a chi non sapeva leggere

Ma ora sappiamo leggere, sappiamo capire e non abbiamo bisogno dello scontato. Ti faccio un esempio politico: ero vicepresidente dell’azione cattolica e nelle discussioni si parlava sempre del partito, tutto era scontato, io mi permisi di dire “scusate ma di che partito parliamo”. Una idea di laicità che è la lezione di Vittorio Bachelet

Bisogna dubitare non dare per scontato tutto. Questa vicenda è “scontata” , sta dentro una politica che è personalizzazione.

Sono tempi in cui la discussione è perdita di tempo e la democrazia è inutile lentezza che ostacola l’urgenza

La nostra scelta è la partecipazione, dobbiamo tornare alla formazione, al confronto e non a contare se conti i voti, che si contano ma dentro ragionamenti, comprensione e dobbiamo far intervenire i giovani, farli partecipi. Mi viene in testa un critico teatrale Peter Szondy che, parlando del teatro, diceva che nel ‘900 anche a teatro era finito il dialogo sostituito da monologhi tra personaggi incapaci di ascolto

Siamo partiti dalla statua di San Lidano, di cui per altro porto con orgoglio il nome (non credendo ai santi ma alle radici), ma parlare ancora oggi di statue di santi… 

Ribadisco, il monologo di questo confronto nel rumore dei social. Tutto si può fare o no, basta capire ciò che si fa e i doni non sono patenti-

O marchi sul vello di una città