Latina/ Mettiamo i bar in mezzo alla via e suoniamo, ci vuole fantasia

Latina/ Mettiamo i bar in mezzo alla via e suoniamo, ci vuole fantasia

13 Maggio 2020 1 Di Lidano Grassucci

Le tragedie vengono, ci puoi far poco, ma le ricostruzioni sono nelle nostre mani. Latina pre covid era una città che aveva un entusiasmo, si fa per dire, basso.

FILEMAZIO DI GUCCINI

Era rassegnata ad declino con riti sul suo futuro di divinatori che, la dirò con i versi di Francesco Guccini su Bisanzio e il sui declino:

Io Filemazio, protomedico, matematico, astronomo, forse saggio,
ridotto come un cieco a brancicare attorno,
non ho la conoscenza od il coraggio
per fare quest’ oroscopo, per divinar responso,

e resto qui a aspettare che ritorni giorno
e devo dire, devo dire, che sono forse troppo vecchio per capire,
che ho perso la mia mente in chissà quale abuso, od ozio,
ma stan mutando gli astri nelle notti d’ equinozio.

Ora è ancora più distante il potere divinatorio con una realtà dove nulla è eguale a ieri.

I TAVOLI E LA MUSICA 

Ma delle tragedie nascono opportunità e… . provo a immaginare di riempire di tavoli tutti i marciapiedi, di metterci la musica dei ragazzi del conservatorio che per mesi non hanno potuto suonare. Di tenere le distanze si, la mascherina pure ma distanze nelle piazze con la musica e mascherine colorate. Magari, le mascherine, disegnate con il nostro volto e saremo tutti un poco “fissi” ma noi e umani. Se fossi il sindaco direi ai ristoratori ai baristi, agli osti, la piazza è vostra e ai cittadini “state distanti ma in piazza”. Negli angoli a 5 metri dal vicino un violino, un contrabbasso accompagnati da un ragazzo da una ragazza che suonano e magari donare una rosa con il cappuccino, l’Aperol, o il Campari così lavorano anche i fiorai, i coltivatori di fiori e si colora la città. Vi immaginate Piazza del popolo piena di tavolini, anche col plexiglass che fa, e il vociare distante che si fa coro, e magari si parla al suono della musica? E se serve mettiamo anche i barbieri in mezzo alla via, ma che male c’è.

LA PIAGGIO

Quando le cose sono come sono vanno bene i protocolli, quando sono tragiche serve fantasia straordinaria. Alla Piaggio facevano aereii grandi grandi, finita la guerra erano pure tra i perdenti, erano morti ma hanno messo su sue ruote i motoroni d’avviamento dei grandi motori ed hanno inventato la Vespa. Tutto era perduto, tranne la fantasia.

A TAVOLINO COL “NEMICO”

Se fossi il sindaco, farei di una città un grande bar e a chi mi chiede perchè lo inviterei a prendere un caffè. Mi siederei al centro del tavolo ma non con i miei ma con Enrico Forte, Nicola Calandrini, Alessandro Calvi e a gran voce discuterei con loro di opportunità litigando alla fine per pagare il conto chiudendo: Beh, pago io che sono il sindaco.

Troppa fantasia mi sa e se quelli della Piaggio fossero stati qua, manco lo Ciao sarebbe arrivato.