24 maggio, Cecco Peppe si è fatto “frugale”

24 maggio, Cecco Peppe si è fatto “frugale”

24 Maggio 2020 0 Di Lidano Grassucci

Sono cresciuto con i racconti lontani della guerra: zio Mario che mi raccontaca di “ci bum” in trincea, quando sparava alla cieca. “Zio hai mai ucciso qualcuno?” Si azzittiva e ci bum diventava una ossessione. Poi c’era zio Giovanni che con il mortaio fece il presentat’ arm ed era al Piave che tutto pareva perduto. E… gli austriaci con mi stanno simpatici, ma neanche un poco. Un fatto d’istinto ma mi mettono i brividi, come i preti, i padroni i chirichetti.

Ora l’Austria non  ha un impero è un pezzo di montagna che sta in mezzo, ha il peso nel mondo di un ciambellone di nulla nel niente, ma è frugale. Si quella prepotenza dell’impero si è fatta oggi rigore di frugalità.

Ma il suono antipatico è lo stesso e sento in me l’inno di Mameli un ragazzo di poco più di 20 anni di Genova morto per liberare Roma da preti e lacchè, chierichetti e sottane, e dalla paura di pensare e uno strafa della canzone degli italiani, l’inno nazionale, recita così:

«Son giunchi che piegano
Le spade vendute
Già l’Aquila d’Austria
Le penne ha perdute
Il sangue d’Italia
Il sangue Polacco
Bevé, col cosacco
Ma il cor le bruciò»

Oggi di 105 anni fa ragazzi italiani andarono per dignità, volontari che mai ne furono tanti, studenti a dire al mondo che era nato un nuovo mondo ed eravamo uomini non espressione geografica come dicevano gli austriaci. Certo il tempo è passato, certe ho in odio le guerre, ma la storia non consente a nessuno di sentirsi migliore di un altro, di dare lezioni.

“Noi italiani non siamo superi a nessuno, ma neanche secondi ad alcuno”, Sandro Pertini, socialista.

Poi, consentitemelo, gli austriaci non sono frugali ma tristi