Covid/ La retorica della movida e i ragazzi d’oggi meglio di noi

Covid/ La retorica della movida e i ragazzi d’oggi meglio di noi

26 Maggio 2020 0 Di Lidano Grassucci

Un mio coetaneo mi ferma per un saluto, siamo su corso della Repubblica a Latina. La gente passa, quasi tutti con la mascherina. Davanti ai negozi grani fanno la fila, in ordine e disciplina. Non ci sono a controllare le guardie  comunali di Coletta (ma quelle non ci sono mai) e neanche i “volontari” del fantasioso ministro Boccia. C’è la gente che è diligente, che non reclama, che non mugugna, ma fa quel che deve.

Il mio amico guarda e mi chiede: “ma noi da ragazzi saremmo mai stati due mesi senza uscire?”

Gli rispondo di getto: “ma manco morti”.

Ed è vero, avremmo fatto di tutto per essere noi e proprio l’ordine avrebbe alimentato il nostro disordine. Sento tanti miei coetanei “inorridire” per qualche trasgressione, loro che non avevano mai obbedito che non avrebbero mai obbedito.

Massimo Galli, il virologo del Sacco di Milano, di quella libertà anarchica è stati protagonista nel movimento studentesco della statale di Milano, negli anni della rivolta e lo sa che… non saremmo stati a casa, eravamo immortali. E quando consigli tutti a casa, in volto immagina assemblee infinite di “incontro” sociale e non di distacco “asociale”.

Dicono che no abbiamo avuto senso civico, ci vuole coraggio. I sindaci minacciano chiusure, spiegano mascherine, maledicono movide si fanno sceriffi, ma qui non è mancato il cittadino, i ragazzi privati di un pezzo di spensieratezza, qui dopo aver pianto quasi 40.000 morti rischiamo di uccidere nella retorica una pagina di solidarietà collettiva senza pari.

Io a 20 anni sarei uscito, i ragazzi di oggi sono migliori di noi e chi non lo riconosce e insegna a fare quel che non avrebbe fatto è baro.