La sinistra con l’alzheimer e siamo una Garbatella meno bella

La sinistra con l’alzheimer e siamo una Garbatella meno bella

29 Maggio 2020 0 Di Lidano Grassucci

Tra un anno si vota a Latina, a Latina c’è un governo di piccolo clerico-borghesi corretti garantisti di api.

C’è, qui, una destra che rivendica nostalgie pret-a-porter (giustamente fanno il loro)  come se una città fosse una caramella Rossana della Perugina, un successo commerciale degli anni 20 del secolo scorso sempre uguale e guai a cambiar la ricetta perfetta.

Ieri era l’anniversario dall’assassinio di Luigi Di Rosa per mano fascista, l’episodio avvenne 44 anni fa a Sezze (20 chilometro da Latina, 15 minuti di auto, 20′ di bus, 8 di treno), ma ieri a Latina, da Latina, che sarebbe la capitale manco un cenno, niente…

Latina finisce a borgo Faiti, e la sua sinistra non conosce la sua storia, ma del resto di queste cose all’oratorio e nei centri scout non si parla, “sconviene”.

Niente, neanche un parola, un manifesto, un ricordo.

Ogni anno a settembre attendo un manifesto che ricordi Pietro Ingrao, leader comunista, presidente della Camera, nato a Lenola ma nulla. Gli amici e niente, a Lina chiedono “chi è?”

Non mi spingo a memorie più complesse come l’occupazione delle terre, gli scioperi alla rovescia, l’epifania rossa di Roccagorga. Nulla, silenzio. A Latina non c’è una strada dedicata a Pietro Ingrao, o a Luigi Di Rosa, nulla. Se mi spingessi a chiedere un cenno a Giuseppe De Santis, un signore di Fondi che “invento” il neorealismo. Il regista di Riso Amaro, Non c’è pace tra gli ulivi, Italiani brava gente, Un marito per Anna Zaccheo. Nel 1957 De Santis fece un film candidato agli oscar sugli scioperi alla rovescia dei monti lepini, una strada lunga un anno. Ma a Latina non lo sanno.

Mai nulla, niente in una sinistra impegnatissima a ricordare la “fondazione”, dimentica della maledizione della malefica e la morte di  un antico mondo che era questa piana prima delle città. Ma non è per rivendicare, ma per rendere ricca una città che è tante cose e non una sola.

Se fossi stato il sindaco di una capitale avrei messo la fascia tricolore e sarei andato a Sezze, come a settembre metterei in agenda Lenola e farei incontro sulla nostra “idea nuova” di cinema, a il sei gennaio sarei in prima fila a Roccagorga. Ma lo abbiamo rimosso, in nome di una periferia Latina è una Garbatella uscita meno bella senza i Cesaroni.

SCHEDA FILM: UNA STRADA LUNGA UN ANNO

Genere:Drammatico
Anno:1957
Montaggio:Boris Tesija