Dicono sia una Repubblica, la trovo in una Ferrari e in una infermiera stanca

Dicono sia una Repubblica, la trovo in una Ferrari e in una infermiera stanca

2 Giugno 2020 0 Di Lidano Grassucci

O la Repubblica o il caos.

Pietro Nenni, socialista

 

Dicono che abbiamo una Costituzione, dicono sia bella.

Qualcuno si allarga, sono usi farlo gli innamorati, e dicono che sia la più bella del mondo.

Io non lo so, non lo posso sapere perché prima eravamo “Calpesti, derisi, perché non siam popolo, Perché siam divisi”. Scriveva così un ragazzo di una ventina d’anni ma con sogni che non si poteva contarli, neanche immaginarli per quanto erano tanti, per quanto erano belli.

Il ragazzo partì da Genova per liberare Roma da tiranni preti, da preti che si erano fatti tiranni in nome di Dio.

Si chiamava Goffredo, un nome che nessuno usa più, Mameli di cognome e ci hanno chiamato cosi, per cognome, il suo inno. Un inno dedicato agli italiani quando ancora “non c’erano”. L’ultima strofa recita “siam pronti alla morte, l’Italia chiamò”, e mica è scritta così, per scrivere, lui ci morì sul serio, era scritta vera non suono a meraviglia: un genovese morì per la repubblica romana perché era italiano e questo vuol dire essere popolo.

Poi ci siamo ubriacati di una ricchezza piena di rumore e ci siamo di nuovo divisi per la cupidigia che accompagna gli arricchiti e contavamo i denari e non gli amici.

Ma che cosa e’ una Costituzione? L’ho vista la Costituzione in dei ragazzi di Bergamo, tal quali quelli dei mille a Quarto tanto tempo fa. Avevano camice rosse, camici rossi di sangue, le facce nel dolore. Ragazzi disperati che non riuscivano a salvare i loro nonni e ogni ad ogni nonno che andava senza preghiere, perdevano la memoria e ora, anche io, non ricordo tanto. Quei nonni che avevano sentito dai nonni dei 180 ragazzi di qua che partirono per mari mai visti per fare l’Italia dalla Sicilia solo sentita, noi chi ora sono memoria appannata.

La Costituzione e‘ una Ferrari rossa, il rosso dei ragazzi di Bergamo, dei medici di Bergamo, dei primi volontari nel lontano Uruguay che combattevano da italiani con Garibaldi. Ora che ci penso, l’italia e’ un freno fatto nel piano padano che ferma un’auto tedesca e salva la vita dimentica di antiche offese, ferma la corsa anche a chi non ha paura e invece la paura aiuta.

La Costituzione e’ un bambino che sta a casa e il computer e’ un dono di una scuola che non c’era, che ora che non può andare lui, va da lui la maestra per la magia del telefono con le facce dentro. E non si sente solo.

La Costituzione e’ quella ragazza che ora può essere bella e non c’e’ paura ad essere bella

La Costituzione e’ quel ragazzo che sogna come vuole e nessuno se ne duole.

La Costituzione è il carabiniere che al ragazzo che gli somiglia ha spiegato la paura che aveva anche lui e ora indossano la stessa maschera.

La Costituzione e’ quel nostalgico che urla contro questa carta, sputa alla sua libertà perché c’e questa regola scritta qua: e’ libero anche chi non lo vuole, chi non lo sa.

Per questo siamo qua e non lo so dire, ma qui tra noi a ciascuno queste parole hanno dato un’opportunità. Anche io lo dico se ho studiato, se ho conosciuto il mondo è scritto che il mondo è un mio diritto, il rispetto un mio dovere e la mano che mi ha accompagnato era di mio nonno, gli occhi per leggerla di mia nonna, l’umanità di mia madre e di mio padre che mi hanno sognato eguale ad ogni uomo, secondo a nessuno, prepotente mai.

Tutto questo lo chiamiamo Costituzione, questo e’ il patto e non siamo più derisi perché non siamo più divisi, perché siamo popolo.

Prima di scriverla questa costituzione il lockdown durò 20 anni e il virus era canaglia alla vita, alla dignità. Quando è finito quel tempo piangemmo i morti, ingoiammo l’odio e passo dopo passo ci siamo alzati.

Questo è scritto, non so se sia bello o brutto so però che è semplicemente giusto E’ passata una Ferrari rossa, sento i cilindri e so l’amore con cui è fatta e la ragione di quel colore, ho visto una infermiera stanca dormire e mi sono sentito italiano, primo a nessuno secondo neanche.

 

Il 2 giugno 1946 gli italiani liberamente scelsero di fare vero il sogno di Giuseppe Mazzini: L’Italia una, indipendente, libera e repubblicana.