A proposito di Floyd/ Quel male americano e i capiscioni d’Italia

A proposito di Floyd/ Quel male americano e i capiscioni d’Italia

4 Giugno 2020 0 Di Fatto a Latina

“Non riesco a respirare” sono state probabilmente le ultime parole pronunciate da George Floyd, l’afroamericano ucciso durante un fermo di polizia a Minneapolis. Da quel momento è stata l’America a non respirare più tra violenze, devastazioni e disordini, come se a togliere il respiro non fosse bastato, anche agli americani, il Covid-19.
Molti in Italia, come spesso avviene dalle nostre parti per i “fatti d’altri”, si sono sentiti in diritto di dire la loro o, peggio, di prendere partito in merito; giustamente, visto che di problemi, noi italiani, non ne abbiamo e che siamo dei noti conoscitori di politica estera, oltre che commissari tecnici della nazionale di calcio, economisti ed, ultimamente, pure virologi.
Sulla questione della morte dell’uomo di Minneapolis e sulle violenze che ne sono scaturite, ne ho sentite di ogni tipo in queste ore, vomitate da televisioni, radio e social sia da cittadini comuni che da “noti esperti di questioni statunitensi”; provo ad elencarne solo alcune, con il mio umile dubbio tra parentesi ed annesso perdono della baggianata ascoltata (perdono loro perchè non sanno quello che dicono):

La colpa delle violenze e dei morti è dei suprematisti bianchi, che si sono infiltrati tra i manifestati pacifici per far degenerare le proteste e favorire quindi la vittoria elettorale di Trump quale uomo d’ordine (Forse è vero che la violenza teppistica di alcune frange dei manifestanti potrebbe aiutare il Tycoon capellone nelle elezioni presidenziali di novembre ma, cribbio, ci vuole una grande fantasia a dire questa cosa, quando le proteste sono guidate platealmente e dichiaratamente dai BlackLivesMatter e dai Gruppi Antifa, che non hanno fatto mistero di considerare la rivolta come mezzo legittimo di lotta politica. Addirittura una parlamentare di opposizione, la deputata Ocasio-Cortez ha dichiarato testualmente che è “Ipocrita chi vuole che finiscano i disordini senza che le cose cambino. Serve giustizia per tutti”. In questo caso evidentemente qualcuno tra i commentatori deve essere rimasto al tempo delle “sedicenti brigate
rosse” e lo perdoniamo in quanto nostalgico della gioventù perduta).

La colpa è di Trump e della sua politica di discriminazione razziale (Sicuramente Trump non è amante della concordia sociale e sta giocando pure su questi fatti, in modo aggressivo e cinico, la propria battaglia politica ma la cronaca dice che nel periodo del Presidente nero Obama si sono verificate almeno tre rivolte per casi simili : Milwaukee nel 2016, Baltimora nel 2015, Ferguson nel 2014. Perdoniamo il fatto che gli innamorati del Presidente più cool del Secolo, come tutti gli innamorati, tendano a dimenticare i tradimenti. Al cuor non si comanda).

In America non è come da noi. Se solo provi a sfiorare un poliziotto o spacchi una vetrina ti fanno secco subito e nessuno fiata; non come in Italia che poi devi pure chiedere scusa e pagargli i danni. (Se i “cops” in ginocchio nelle foto che ho visto non stavano facendo ginnastica, allora stavano chiedendo scusa ai manifestanti per il comportamento sbagliato di alcuni di loro e stavano cercando di calmare gli animi dei dimostranti perché si rendono conto, loro per primi, che in un Paese democratico non puoi gestire l’ordine pubblico come in un regime cinese o in una repubblica islamica. Qui perdoniamo gli amici del nutrito gruppo “l’erba del vicino è sempre più verde” perché semplicemente non si sono mai mossi da casa loro e gli amici dell’altro nutrito gruppo “se ci fossi io gli farei vedere i sorci verdi “ ). –

Putin sta creando il caos per condizionare l’elezione del prossimo Presidente USA (E no, questo no. Putin è già impegnato a diffondere il Coronavirus nascondendoci la cura, mica può fare tutto lui eh? Stavolta,se proprio dobbiamo tirare in ballo qualcuno, che sia il Celeste Impero Cinese; così almeno gli facciamo scontare le colpe (vere) sulla pandemia, che invece facciamo finta di ignorare . Qui perdoniamo tutti quelli che in assenza del calcio e costretti alla segregazione casalinga, hanno visto troppe puntate di House of Cards e di Young Pope)

Sentite le perle che ho elencato, mi è venuta la leggera impressione che l’America non respiri più, ma che in Italia, come al solito, si parli per sentito dire e di cose di cui si conosce nulla. Non è una novità : ho visto gente esultare per le vittorie di Obama o Trump pensando fosse stato eletto il nostro Presidente del Consiglio o convinta che i nostri schemini ideologici siano applicabili e replicabili in quella realtà in modo automatico.

Allora dico pure io la mia sulla questione razziale americana, visto che sono uno scemo che per informarsi , invece di consultare Wikipedia e WattsUp , legge almeno trenta libri l’anno (soprattutto saggi di storici o sociologici) , che compra il quotidiano un giorno sì e l’altro pure e che è abbonato a tre riviste online che riportano commenti e articoli di esperti e politologici di tutto il mondo occidentale. Posso quindi dichiarare senza ombra di dubbio che della questione degli scontri razziali in corso in America così come delle elezioni presidenziali prossime venture non ci ho capito quasi nulla, perché gli Stati Uniti sono vicini a me solo grazie ai films ed alle canzoni ma per il resto quello americano, per me e per altri sessanta milioni di italiani, è un altro mondo. E’ un mondo dove fascismo, socialismo e comunismo li hanno visti solo sui libri di scuola, quindi parlare di destra e sinistra come li intendiamo noi vale come applicare il fuorigioco alla pallavolo. E’ un mondo costruito da più mondi (gli Stati) che non c’azzeccano uno con l’altro per distanze e stili di
vita: provate a chiedervi se un boscaiolo dell’Oregon vive nello stesso paese delle ragazze di Manahattan o se un anarchico del Montana abbia mai visto un rodeo texano. E’ un mondo nato da eventi traumatici (La Guerra  l’Indipendenza, La Guerra di Secessione, La Conquista del West) che hanno forgiato una popolazione democratica si, ma profondamente e fieramente individualista, per la quale l’uso delle armi è considerato un diritto inalienabile della persona. E’ un mondo che è e rimane, con convinzione ed orgoglio, un impero ed una potenza globale con tutte l
inevitabili e, forse, irredimibili contraddizioni interne del caso.

Si, confesso di capirci poco degli USA e guardo quello che lì succede in questi giorni con preoccupazione , perché dritto o storto che sia, quella è la più grande democrazia occidentale e se quella realtà esplodesse davvero sotto queste contraddizioni, il suo posto probabilmente verrebbe preso, negli equilibri mondiali, da qualcun altro ancora più lontano e diverso da noi. Magari qualcuno col quale non abbiamo nemmeno in comune il concetto di democrazia oltre che quello di libertà, che invece con gli yankee sono, e spero rimangano, i punti di contatto, malgrado le enormi differenze tra il Vecchio ed il Nuovo Mondo.

Davide Facile Penna