Coletta e la generosità, quel Papa che benedì i comunisti

Coletta e la generosità, quel Papa che benedì i comunisti

6 Giugno 2020 0 Di Lidano Grassucci

Vedete se nella vita non sei generoso la vita ricambia la cortesia. Chi si ritiene, chi tiene, fateci caso è sempre brutto, di un brutto fatto di acredine per quello che non tiene, per le virtù che vede nell’altro seppur modesto. In politica, come nella vita, è così. Ritengo, e in questi 4 anni non l’ho mai negato, che l’esperienza del governo di Damiano Coletta a Latina sia il disastro di un moralismo da parrocchietta che sta all’etica repubblicana come un orsacchiotto di peluche ad un orzo grizzly. Un vuoto di idee inquietante sul solco del vuoto che lo ha preceduto, perchè prima e ora manca la polis, l’idea di città futura che nasce dalla fatica di conoscere la città presente, l’amore per la città passata e… la generosità per quella futura. Si salvano due assessori, lo ribadisco Patrizia Ciccarelli e Silvio Di Francia perché hanno dentro non le orazioni del prete sul paradiso dopo la vita  ma il sogno di una utopia da farsi in questa vita.

Ritengo che dentro il colettismo ci sia una “insoddisfazione sociale” che si è espressa in “vendetta amministrativa”. Ma dentro c’era e c’è anche una cosa che non era contemplata, una certa ingenua generosità per le possibili opportunità.

Riccardo Lombardi, mio padre politico, diceva che “e’ socialista quella società che da a tutti la medesima opportunità”. Diceva che la giustizia non sta nella morte, ma nelle carte che ti giochi per farti la vita. Se giochi bene sei campione se, come me, sbagli gioco paghi ma ci hai provato. Un leader ci prova e se è forte è generoso: se dai opportunità poi trovarti che qualcuno più dotato ti superi, ma se avviene hai vinto perchè sei il padre del suo talento.

Ecco provare, ma si prova pensando non egoista ma generoso. Coletta è al bivio o continua a dire “io sono il sindaco” e dicendolo non  potrà esserlo o osa dire “sono a disposizione” e allora prenota l’essere sindaco.

Questione di sfumature che fanno la differenza tra un “capitano” e un leader. Sfumature che sono come le figure che si fanno sulle ali di una farfalla: non cambiano il volo, non sono fatti diverse dalle altre, ma determinano il successo o l’insuccesso nell’unico giorno di vita.

Se fossi Coletta farei un documento sull’utopia, mi chiamerei non i pretini di cui si circonda (che da chierichetti già si sentono papa), ma gente che ha respirato l’odore della cordite nelle rivolte per cambiare il mondo. Chiederei loro una idea assurda come erano assurde le idee che ragazzi e ragazze potessero ridere insieme al tempo in cui il dovere uccideva i diritti e essere bravi ragazzi e ragazze negava l’amore. Mi farei dire poi che strada prendere e come salutare i compagni di strada e come perdere tempo a sentire le loro illusioni, li starei ad ascoltare

L’ESEMPIO DEL  PAPA CHE I MEZZI PRETI DIMENTICANO

Farei un appello “agli uomini di buona volontà” come fece il Papa montanaro, Giovanni XXIII.

Bisogna fare cose impossibili che quelle possibili le sanno fare tutti e se fai le cose impossibili cambi il mondo.

Il direttore delle Izvestija, il giornale del governo sovietico, richiese un’udienza papale a Giovanni XXIII. Si chiamava Aleksej Agiubei, era il genero di Kruscev e il Papa lo ricevette con sua moglie.

Mentre papa Pacelli, quello prima di lui,  aveva scomunicato gli elettori comunisti con una decisione che aveva fortemente diviso il cattolicesimo italiano, papa Roncalli non esitava ad accettare un messaggero del successore di Stalin.

Il Papa fu generoso per questo è grande, se avesse detto no, perchè io ho la verità, forse nessuno lo ricorderebbe e mezza europa non sarebbe libera.

EPILOGO

Naturalmente non andrà così, gli assessori dell’utopia passeranno per eccentrici, in Comune, nella ridotta di Piazza del Popolo, si canteranno a gloria i salmi che ribadiscono l’ortodossa purezza e i conservatori riprenderanno la marcia di ritornare a Littoria, ai militi e al silenzio di palazzi pubblici sempre più vuoti.