Sindaci da scegliere, città da fare: la conta dei capi e la suggestione che non c’è
14 Giugno 2020Generosità sarà la chiave di volta del prossimo futuro, una destra non generosa si sconterà nelle prossime amministrative a Terracina e Fondi. Si conteranno le fazioni ma poi anche le diffidenze reciproche che a Latina si tradurranno in una frammentazione, che è pur sempre frammentazione di maggioranza.
Dall’altro fronte? Ci dovrebbe essere una possibilità, ci dovrebbe essere l’idea di una comunità che non significa sovrapposizione o dire come fecero i socialisti italiani nel ’48, e più tardi quelli di De Martino, che “socialisti e comunisti sono uguali”, “non andremo al governo senza i comunisti”, facendo votare cosi per l'”eguale” comunista e perdendo loro. Ciascuno nella sua differenza per un avvenire, invece, che abbia la follia della medesima utopia.
Si tratterebbe invece, a sinistra, di creare un modello politico, ricetta che anche a destra sarebbe utile. Non ci si divide su un finanziamento, ma sul mondo con cui gestire quelle risorse per la “città del sole”.
Vale a dire a sinistra e a destra non ci si dovrebbe dividere sul referendum pro o contro Fazzone a Fondi, o tra Zicchieri e Procaccini a Latina, ma litigare su che ruolo ha Fondi e Terracina dentro un nuovo modello di sviluppo. A Latina c’è Claudio Durigon, Matteo Adinolfi, c’è Nicola Calandrini motivi di conta sono tanti, ma conta che modello di sviluppo fai. Viaggeremo in auto, in treno, in aereo, in bici, in monopattino a piedi, non ci muoveremo più. Dobbiamo scommettere, ciascuno il suo, ma a nessuno è consentito non farlo.
A sinistra Coletta chiede di riessere sindaco, Il Pd chiede le primarie. Ciascuno avrà le sue ragioni ma qual è il modello politico dell’area progressista in questa città? Cosa, che se c’è, non esclude l’andare divisi. Von Moltke il Vecchio un grande stratega prussiano coniò la tattica di “marciare divisi per colpire uniti”, ma bisogna averla una strategia altrimenti resta solo la marcia divisa, avere la meta significa avere l’avversario, il nemico, l’altro e capire la linea del fronte.
Nel dibattito, a destra e a sinistra, manca Latina il suo modello di sviluppo fermo ai suoi ruderi: intermodale, Icos, teatro, biblioteca, o l’università di risulta ai bisogni romani.
Il tutto nel mantra di progetti che solo da noi restano eterne chiacchiere: per tutta la storia repubblicana della città una fantasma vi si è aggirato, quello delle terme mai realizzate perchè già vecchie quando pensate. Ma le classi dirigenti su quel niente intignavano.
Serve, a destra e a sinistra, una ragione per scegliere la destra o la sinistra e non è questione di Coletta o Durigon, ma anche di loro, se prima c’è una ipotesi di città. Ma chi ne parla? Dove se ne parla?
Nel tempo del post covid forse serve più una pista ciclabile tra Latina scalo e Latina che un aeroporto che collega Borgo Piave a Borgo Carso, sull’autostrada forse è il caso di immaginare la mobilità nuova perché siamo nel secolo XXI e le cose del XX sono passate. Camminerà il lavoro e le idee, non cammineranno gli uomini, chissà. Forse non serviranno grandi ospedali lontani, ma tanti medici vicini. Io non lo so, so che sarà un mondo diverso dove serviranno autostrade dei sogni, serviranno terme per le anime. Non possiamo non mettere in conto che le cose mutano.
Servono… non lo so, ma non servono le cose che già ci sono. Servono parti: chi dice di chiuderci e fare da noi, chi di tener conto che dal mischiarsi col mondo c’è diversità.
Serve una utopia, che si confronti con altre impossibilità e da questo si genererà una nuova idea di come stare.
La scelta è vogliamo contare se conta di più Zicchieri di Procaccini o pensare come sarà la Terracina di domani? Avrà le discoteche e sarà come Ibiza, o tranquilla un paradiso per gli anziani ricchi del nord con un palato così fine da capire la differenza tra il moscato di Terracina e quello fatto a Pontinia?
Scegliere ma ogni volta reinventando e non ripetendo, conosciamo il già visto ci intriga quello che potremo vedere.
Il sindaco a Latina, per carità diciamoci prima cosa c’è da fare. A me Coletta non piace affatto, anzi, e la sua sorte politica mi significano meno di niente, ma se c’è dalla sua parte una idea, una suggestione capace di farsi collettiva e che non sia l’onesta dei regolamenti, la cosa è interessante, vedere che compagni di strada incontra e confrontarla con la suggestione di Durigon o di chi altro, sarebbe… semplicemente normale.


