Stati generali, il plagio di un cacao meravigliao (Davide Facilepenna)
18 Giugno 2020Cacao meravigliao è stata la sigla di Indietro Tutta!, uno dei migliori programmi televisivi degli ultimi trent’anni. Pare che da quella sigla sarà tratto spunto per il motivetto musicale che introdurrà, tutte le volte che sarà necessario, l’illustrazione nelle sedi istituzionali del documento “Iniziative per il rilancio dell’Italia 200-2022” licenziato pochi giorni orsono dalla commissione di esperti (Task Force per gli uozzamerika di casa nostra) voluta dal Governo e guidata da Vittorio Colao : la nuova sigla, chiaramente un plagio , sarà Copiao Meravigliao.
Il plagio della sigla ce lo si potrà permettere perché, pare, che almeno in alcune parti, il documento stesso sia un plagio; anzi, ad essere precisi, si tratterebbe più che altro di un auto-plagio. Secondo il blog Roars.it (che si occupa di valutazione e revisione dei temi e degli argomenti affrontati nelle ricerche scientifiche ) il documento in questione avrebbe riprodotto, nella parte relativa proposte di riforma del sistema universitario italiano, ampi stralci di un libro di testo del 2017 (edito da il Mulino e scritto tra gli altri , anche da un professore che faceva parte della Commissione Colao).
Trattandosi di eventuale auto-plagio nessuno ovviamente se ne potrebbe avere a male per il relativo furto d’intelligenza se non i committenti, ovvero il Governo. Non credo però che ciò possa avvenire. Primo, perché i contenuti del documento un po’ auto-plagiato pare siano uno dei temi di discussione degli Stati Generali in corso a Villa Pamphili e sappiamo tutti che in queste kermesse politico-mediatiche i contenuti sono marginali; Contano i nomi di chi partecipa e di chi no. Contano le frasi scambiate tra un piatto di gamberetti ed un’insalata di pomodori pachino. Contano gli abiti delle signore ed il colore delle cravatte dei signori. Insomma conta la forma e nessuno farà troppo caso ad un benevolo auto-plagio quando c’è da spendere qualche bel termine ad effetto tipo “differenziazione smart” , “ranking” o “top list” con tanto di firme prestigiose.
In secondo luogo perché, come hanno per tempo colto gli occhi più smaliziati, la Commissione di esperti Colao rientra in quei meccanismi ormai classici che la politica italiana utilizza quando si trova in difficoltà o deve distrarre la pubblica opinione (serviva maledettamente nei giorni più bui dell’emergenza Covid-Sars2) ovvero serve a perder tempo per prender tempo. Lo abbiamo visto tante volte nella nostra storia.
Hai una grana che devi far finta di affrontare perché televisioni e giornali “pressano” e la gente scende in piazza ma non vuoi che si giunga ad individuare delle responsabilità certe?
Istituisci una Commissione d’inchiesta Parlamentare.
Non sai come cavolo formare un governo dopo le elezioni perché i partiti non riescono a trovare un accordo?
Prendi un po’ di professori emeriti e crei un Comitato di Saggi per le riforme istituzionali.
Vedrai che i giornali scriveranno fiumi di inchiostro sulla legittimità costituzionale della decisione e per settimane si discuterà, nelle aule parlamentari come nei bar di provincia, degli stipendi dei componenti delle Commissioni e delle loro vere o presunte incompatibilità rispetto al ruolo.
Nel frattempo il tempo passerà ed i governi alla fine nasceranno o, se si tratta di questioni che interessano la pubblica opinione, la stessa se ne sarà bellamente scordata perché distratta dalla polemica sull’utilizzo del V.a.r. sull’ennesimo rigore dato alla Juventus o da qualche fattaccio di cronaca nera (perché vivaddio gli omicidi misteriosi non mancano mai nel nostro Paese quando servono). Invece degli esiti delle Commissioni (ovvero le relazioni finali) chi se ne occupa? Quasi nessuno, se non pochi masochisti.
Probabilmente ora , rispetto al passato, anche i tecnici ed i saggi hanno capito il sistema. Sanno che il loro lavoro non sarà mai utilizzato ed avranno solo le rogne relative ai compensi od ai conflitti d’interesse. Forse gli esperti di Colao hanno pensato così: “Facciamo sta cosa sennò ci fanno passare per nemici della patria, però la si fa al minino sindacale. Prendiamo un po’ di robba già scritta da noi sui mali italici, tanto sempre gli stessi sono. Magari la rielaboriamo e la facciamo presentare dal capo-manager con 400 slides che fa molto efficienza americana ( i manager moderni vivono in simbiosi con le slides, hanno tutti la cintura nera sesto Dan di PowerPoint) ed il compitino è assolto; i politici hanno ottenuto la loro “melina” e noi senza troppo sforzo e rischio ce ne torniamo al nostro lavoro.
Al di là delle battute e degli auto-plagi eventuali, rimangono alcune domande: ma perché professori, studiosi e manager affermati si prestano ancora a questa operazione di distrazione di massa? Perché accettare un lavoro che si sa che non verrà utilizzato? Perché rischiare di vedersi additati quali scolaretti copioni?


