Intorno all’inglese degli assistenti ai bagnanti a Latina e Camilleri

Intorno all’inglese degli assistenti ai bagnanti a Latina e Camilleri

23 Giugno 2020 0 Di Lidano Grassucci

Il provincialismo italiano, antico nostro vizio, ha due forme. Una è l’esaltazione della provincia come centro dell’universo. E valgano i primi due versi di una poesia di Malaparte, “Val più un rutto del tuo pievano / che l’America e la sua boria”…,per dirne tutta la grettezza.

L’altra forma è quella di credersi e di dimostrarsi non provinciali privilegiando aprioristicamente tutto ciò che non è italiano. Quante volte ho sentito la frase: “io non leggo romanzi italiani” o più frequentemente, “io non vado a vedere film italiani”.

Per le parole. Le parole cose d’aria sono

Andrea Camilleri

Premetto all’amministrazione di Latina, ma consentitemi non è che quelle prima (o di altro colore) andavano meglio, che l’inglese non è lingua comunitaria, per via della uscita (volontaria) della Gran Bretagna dall’unione.

Quindi se Damiano Coletta ha gli stewart, Vincenzo Zaccheo aveva il project finance. Il resto è un proliferare di step by step, di start up, di call conference, coworking.

Coworking è meglio di “lavoro insieme”, di “condividere la fatica”? La lirica è in italiano perchè l’italiano suona,

Ma il mio mistero è chiuso in me
il nome mio nessun saprà, no, no
Sulla tua bocca lo dirò
quando la luce splenderà!
Ed il mio bacio scioglierà
il silenzio che ti fa mi

E’ musica e noi lo sostituiamo con il canto delle rane.

La premessa va fatta per capire il delirio “inglesista” delle amministrazioni pubbliche italiane.

Stare a casa, è diventato lockdown. Perchè dire “isolamento”  che male faceva? Si pure capisce, è una parola così piana, senza l’asperità cattiva della corrispettiva inglese e ti da il sento italiano di casa, di dolore per la piazza perduta e non di alienazione nelle case tutte uguali delle periferie anglosassoni. Ma isolamento non si può dire e “statece n’casa” come direbbero a Cori neanche, ma è molto, ma molto più bello.

Mi sono sempre divertito a vedere la reazione che hai alla richiesta di “per favore sa dirmi dove è la ritirata?”.

Si guardano tutti, e sempre perplessi, mentre se usassi la water closed, o toilette avrei risposta certa e se osassi dire “cesso” avrei la reazione stizzita dei presenti per presunta volgarità e anche alla più pudica “bagno” pare di aver richiesto un luogo di sconcezze immonde. Merde in francese suona eroico, in italiano è bandita la corrispettiva parola.

Quindi questa paura di usare l’italiano produce che al comune di Latina fanno la diretta streaming nel web, che in italiano sarebbe anche più carina e lirica: “diretta video nella rete”.

Gli assistenti sulla spiaggia diventano non meglio identificati steward incaricati di security & safety.

L’uso del dialetto? Fa tanto cafone, fa arretratezza, fa nonno. Peccato che è il dialetto parlato da un signore che scriveva di cose di casa sua, di simpatici e antipatici di Firenze, ha creato una “nazione”.

….Se comincia a morire la nostra lingua, è la nostra stessa identità nazionale che viene messa in pericolo. E’ stata la lingua italiana, non dimentichiamolo mai, prima ancora della volontà politica e della necessità storica, a darci il senso dell’appartenenza, del comun sentire.

….La guerra che subito dopo l’Unità d’Italia si cominciò a combattere più o meno scopertamente contro i dialetti, e che raggiunse il suo apice negli anni del fascismo, è stata un’insensata opera di autodistruzione di un immenso patrimonio. Si è scioccamente visto il dialetto come un nemico della lingua nazionale, mentre invece esso ne era il principale donatore di sangue.

Andrea Camilleri, lectio magistralis università di Urbino 15 novembre 2012