Latina e la “galleria del vento” che chiamiamo Portici. Il paradiso d’estate è qui

Latina e la “galleria del vento” che chiamiamo Portici. Il paradiso d’estate è qui

25 Giugno 2020 0 Di Lidano Grassucci

Ecco il paese, ecco il piccolo mondo di un mondo piccolo piantato in qualche parte dell’Italia del Nord. Là in quella fetta di terra grassa e piatta che sta tra il fiume e il monte, fra il Po e l’Appennino. Nebbia densa e gelata l’opprime d’inverno, d’estate un sole spietato picchia martellate furibonde sui cervelli della gente e qui tutto si esaspera. Qui le passioni politiche esplodono violente e la lotta è dura ma gli uomini rimangono sempre uomini e qui accadono cose che non possono accadere da nessun’altra parte

Giovannino Guareschi, Don Camillo e Peppone

De Gregori diceva che questa, Latina, è città del nord. E qui quando comincia l’estate, al suo solstizio, il sole picchia forte, ma forte tanto, l’aria si gonfia di “nebbia” che non si vede e “qui tutto si esaspera”. Ma qui verso la mezza o poco più giù, quando le commesse si ritirano con il loro giovanile splendore, gli osti si siedono fuori dal bar a respirare, gli avventori recitano le poesie pettegole dei basilischi, le banche “sospendono” i loro affari accade il miracolo.

Già, un miracolo che forse ci mette lo zampino Maria Goretti, o San Marco che di mare e vento se ne intende, o San Lidano che ci fece cristiani da bestie che eravamo o… boh.

Ma qui intorno a questo tempo del giorno in cui il sole “frigge” l’aria sotto i portici si alza un vento costante e dispettoso che “raffredda” i buoni pensieri, spinge migliori propositi, sveglia bisogni di pennichelle e solleva le gonne leggere di questo tempo.

Un vento costante e perenne che respira prendendo fiato ogni tanto per ricominciale e gioca a calcetto con banchi fazzoletti di carta, foglie ormai perdute e fa mulinello tra Fanella e l’ex Geox, che non ci sono i quadri di Taormina che talvolta butta giù.

Qui non ci vivono le persone ma ci passano in fretta, da dove vengo avrebbero fatto una fila di mezze sedie per donne intere e pettegolezzi iperbolici, ma qui non si parla si silenzia il vero: che fresco.

Se fossi sindaco? Inaugurerei questo vento facendolo grazia del nostro Dio che ci ha manifestato la suia potenza in un vento capace di fresco in questa terra di cicale, di rane, di acqua ferma.

I portici del vento, e non costerebbe nulla dirla, sarebbe bello raccontarlo racconto di fantastica giostra d’aria.

Dalla periferia del mondo, il Nero Neronerò,
fu scaricato non ancora giorno da un vecchio furgone Ford.
Si stropiccia gli occhi, balla e cammina
e canta sotto il cielo di Latina,
grande città del Nord,
il Nero che ritmo, che rock e che roll!

Francesco De Gregori, nero