Vivere il trauma, intorno alla violenza

Vivere il trauma, intorno alla violenza

25 Giugno 2020 0 Di Cristina Pansera

La violenza è una modalità di azione che viola, oltrepassa il limite della volontà altrui come dice l’etimologia della parola stessa. Espressione di una forza impetuosa che sconvolge e distrugge. Non c’è più l’altro, inteso come individuo con una sua diversità, unicità e peculiarità. La violenza è un’azione di annichilimento, di annientamento. La dinamica della relazione si frantuma, scompare all’interno di una dimensione dove la violenza stessa assume il ruolo di protagonista.

Non è conflitto, perché il conflitto fa parte della vita e della relazione e può anche essere letto come processo che porta al cambiamento a volte positivo.

La violenza è un mostro che può agire su più piani : fisico, psicologico, sessuale, verbale, fa male, generando ferite profonde che non sempre riescono a rimarginarsi.

Ogni giorno veniamo a contatto con notizie che hanno a che fare con la violenza che non risparmia nessuno : bambini, donne, uomini, adolescenti, anziani. A volte è subdola, strisciante si nasconde fra le pieghe dei rapporti più intimi, altre volte viene spacciata per amore, altre ancora appare vestita da gioco, da scherzo, altre veste i panni di chi dovrebbe tutelare, proteggere, curare.

Questi vissuti generano danni profondissimi che condizionano, bloccano, uccidono la libertà dell’essere e l’espressione della pienezza del vivere.

Le conseguenze del ‘trauma’ lasciano tracce e cambiamenti anche nel cervello che subisce delle vere e proprie modifiche che agiscono e perdurano nel tempo. Gli effetti di queste alterazioni generano difficoltà nella gestione delle proprie emozioni come rabbia, paura, vergogna, colpa. Possono dare vita ad attacchi di panico, ansia, depressione, disturbi dell’alimentazione. Inoltre possono sfociare in disturbi di personalità come la sindrome borderline, evitante, narcisistica, fino ad arrivare a condizioni molto invalidanti come la depersonalizzazione e il disturbo dissociativo d’identità.

A volte può manifestarsi un’ ”amnesia”, come meccanismo di difesa, di protezione, che viene messo in campo inconsapevolmente per rimuove il ricordo dell’evento. Tuttavia il ‘corpo ricorda’ e reagisce di fronte a stimoli esterni che possono essere ricollegabili all’evento subito. Quindi colori, odori, suoni, percezioni possono produrre reazioni forti , dolorose ed incomprensibili che confondono e destabilizzano ancora di più. La persona/vittima diventa spettatore e contemporaneamente attore nella rappresentazione del proprio dolore , della propria sofferenza alla quale non riesce a dare una spiegazione.

Accogliere, ricordare e capire sono fasi fondamentali per integrare le diverse parti di sé in un tutto sano, dove il trauma e il suo ricordo possono trovare terreno fertile per essere elaborati e superati diventando elementi di un vissuto non più bloccante e drammatico.

L’intervento psicoterapeutico, in quest’ottica, assume il ruolo di uno strumento fondamentale per intervenire e lavorare sul vissuto traumatico profondo così da aiutare e accompagnare la persona ad entrare in contatto con l’evento e con se stessa piano piano al fine di riconoscerlo, e poterlo elaborare, superare ed integrare per riuscire a recuperare il senso di sé e della vita.

 Cristina Pansera, Psicologa- Psicoterapeuta