La lettrice Latina contro i “non” dei suoi cittadini e contro la sua non biblioteca

La lettrice Latina contro i “non” dei suoi cittadini e contro la sua non biblioteca

4 Luglio 2020 0 Di Maria Corsetti

Quanto ci piace dirci ignoranti. Tra i vari “non” con i quali si autoqualificano i cittadini, c’è anche “A Latina non si legge”.
Io non lo so da dove è nata questa cosa. Io leggo e conosco tante persone che leggono tanto più di me. Ho sì visto con dolore chiudere tante altre librerie, ma ho visto chiudere anche piccoli negozi di generi alimentari, di abbigliamento, di fiori, botteghe artigiane, studi professionali. Non per questo a Latina “non si mangia”, “non ci si veste”, “non si va dal calzolaio” eccetera.

A smentire i cittadini disfattisti arriva il Centro per il libro e la lettura che qualifica il capoluogo pontino come “Città che legge” in compagnia di, per quanto riguarda la provincia, Aprilia, Bassiano, Castelforte, Cisterna, Cori, Formia, Gaeta, Lenola, Sezze e Terracina.

Interessante capire come si arriva a questo dato. Per vendite libri? Difficile oggi reperire numeri reali, considerato che c’è un mercato online piuttosto vivace per non parlare di chi è passato con gioia all’e-reader e ha scoperto che si può scaricare un mondo intero di classici spesso a pochi centesimi.
La qualifica in realtà si basa su altri dati e va richiesta. Per gli anni 2020-2021 potevano richiederla tutte le amministrazioni comunali in possesso di tutti i seguenti requisiti:
• La presenza di una o più biblioteche di pubblica lettura regolarmente aperta/e e funzionante/i (Mi manca. D’accordo, la chiusura della biblioteca comunale è una condizione temporanea. E poi c’è stato il Covid);
• La presenza di una o più librerie/punti vendita di libri sul territorio (Ce l’ho. Ammetto che non mi piace e non frequento la libreria Feltrinelli, da molti considerata tempio indiscusso della lettura, ma è una questione mia se non riesco a percepire la sacralità del luogo. In ogni caso non è monopolista, ci sono anche altre realtà);
• La partecipazione dell’Amministrazione comunale e/o di scuole/biblioteche/librerie/associazioni gravanti sul territorio comunale ad uno dei progetti nazionali del Centro per il libro e la lettura (Libriamoci e Maggio dei libri) (Ce l’ho. Anche se il Covid qualche problema l’ha dato);
• L’esistenza di un festival, una rassegna o una fiera attinenti al libro, alla lettura e/o all’editoria, nonché l’esistenza di iniziative congiunte di promozione della lettura tra biblioteche, scuole, librerie, associazioni (Ce l’ho. O almeno ce l’avevo, ma il Covid è sempre in agguato).

Per ottenere la qualifica di “Città che legge” 2020-2021 i Comuni hanno fatto domanda al Centro per il libro e la lettura, impegnandosi a promuovere la lettura con continuità anche attraverso la stipula di un Patto locale per la lettura (Ce l’ho. È stato fatto e anche in maniera piuttosto attenta. Poi prima che il Covid è intervenuta la chiusura della biblioteca) che preveda una stabile collaborazione tra enti pubblici, istituzioni scolastiche e soggetti privati per realizzare pratiche condivise di promozione della lettura.

Sono fortunata, vicino casa mia ci sono due librerie. Due librerie nel giro di un centinaio di metri. Una di queste è specializzata nella lettura per i bambini. Quando ha aperto, ero la più perplessa di tutti. Mi chiedevo come avrebbe potuto lavorare. È frequentata più di un parco giochi.
Leggere è una passione, non può essere un obbligo.
Come la musica. Come l’arte. Si deve promuovere, si può coltivare, si può incentivare. E perché no, può anche non piacere.

Siamo una città lettrice con la biblioteca comunale chiusa. I luoghi sono importanti, la mente molto di più.