Gino Ricci, se la bellezza è reato “arrestatemi”

Gino Ricci, se la bellezza è reato “arrestatemi”

8 Luglio 2020 0 Di Lidano Grassucci

Conversando con Francesco Scacchetti tra le amenità che ci diciamo mi dice una cosa, cambiando tono di voce: “sai è morto Gino Ricci, ieri sono stato al funerale”. Non so come le cose si incastrano, avevo appena parlato con alcuni amici del mio primo incarico da giornalista a Latina oggi nell’87: “seguire la Provincia”. Un incarico che presi sul serio perchè l’amministrazione provinciale era come trovare una provincia lunga e da formare in un solo palazzo, in un pugno di persone. Naturalmente per entrare usai la “chiave lepina”, l’affinità etnica con i lepini che erano lì. Una frequentazione lunga che riproduceva lo sfottò che quelli del piano non immaginavano e quelli dopo Terracina erano troppo rigorosi nella forma. E Gino Ricci era uno di questi, di quelli che era come a Milano di Lucio Dallo dove domando in tedesco e ti rispondono in siciliano, domandai in italiano mi risposero nella mia lingua madre e riprendemmo quel filo. Gino era spiritoso, acuto, mente veloce, era mai sopra le righe e le righe manco erano scritte. Era un uomo che sapeva stare in un mondo che era lontano non rinnegando mai il suo piccolo mondo vicino. Socializzava, stava in società. E la sua somma di vita è una frase che trovai allora bellissima, ora splendida, che corona da allora il mio dire di aneddoti. Una frase intelligente, che ha tanti e tanti non detti che è un universo: “se la bellezza è un reato, arrestatemi”.

Ciao Gino, sicuramente dove sei fari quel che hai fatto in provincia, sarai un protagonista e a chi ti chiederà in qualsiasi lingua risponderai con il suono di Roccagorga. Poi le foto con i tuoi successi nell’orto restano nel mito, come la tua capacità di stare nel mondo.

Gino aveva 69 anni, si è spento dopo una ,lunga malattia a casa a Latina

IL RICORDO DI FRANCESCO SCACCHETTI

E’ venuto a mancare dopo una lunga malattia l’amico, compagno, mio zio Gino Ricci. Una persona che nella vita ha sempre tenuto ad essere un uomo perbene sopra ogni cosa. Nato il 4 aprile 1951 lascia due figli, Marco e Davide, la moglie Ofelia ed il nipotino Matteo. Una vita vissuta fino in fondo, un uomo capace di emozionarsi ed emozionare sempre. Se anche persone positive come Gino muoiono allora è vero che in questo mondo può succedere di tutto. Nato e cresciuto a Roccagorga si è trasferito a Latina da sposato lavorando come dipendente dell’amministrazione provinciale. Con Gino se ne va un pezzo di vita per molti,a Roccagorga a Latina, ma di lui resterà indelebile il ricordo e le battute e l’umanità

Ciao Francesco