A Ninfa le sirene e i basilischi anima di Latina al bar Mimì
8 Luglio 2020 0 Di Lidano GrassucciLa città ha anima quando gli spazi della città trovano le proprie presenze. Ho avuto modo di vedere uno spot di Dior girato a Ninfa da Matteo Garrone. La storia, brevissima, fa uscire dal giardino le sue anime, fauno, fate, maghe, ninfe, anime degli alberi, spirito dell’acqua, anime perdute nei ruderi.
E la città? Si parla del 60% a Damiano Coletta de Il sole 24 ore, come si parlava di Finestra al tempo di Finestra e così via. Ma cambiano i discorsi non cambiano l’anima dei luoghi. L’angolo davanti al Bar Mimì è posto di transito, qui si fermavano i bus che arrivavano dalla provincia per gli “affari” in città. Scendevano indaffarati, scendevano infreddoliti o accaldati, ma tutti alla conquista della città. Li c’erano gli astanti che vivevano l’angolo meno freddo d’inverno, meno caldo per l’estate, astanti osservanti di bellezza o di originalità umane, e si chiacchierava di avventure mirabolanti, di paridisiache visioni, di pervicaci illusioni. Il Bar Mimì che era come un oasi di modernità per chi veniva, per poi ripartire, da spazi antichi, era una Milano appena scesi dalle scalette dei bus di Stefer o di Tulli che portavano milioni di chilometri nei vecchi motori Fiat
Oggi non si fermano i bus, manco ci passano, le auto sono “limitate” fino alle nove, e la folla di una volta è passo rado di oggi, ma lo spirito osservante resta, l’idea di iniziare la giornata in un attimo di libertà permane, pare di scene vive di un bellissimo film di Lina Wermuller, I basilischi, con questi sguardi sul mondo che… fulminano la vita, riportano la spazio collettivo condiviso. Fanno l’anima dei muri, davanti le maschere accennate del fu cinema Giacomini, i mille food che stanno ovunque, ma l’anima di qui è questo vento e questi uomini capici di goderselo con lo sguardo. Uomini che nella vita hanno “architettato” case, ingegnerizzato strade, comandato soldati, uomini a cui la vita ha dato la vita del sapere e ora con gli occhi di chi ha vissuto guardano la città che vive, sono l’anima della città quella vera.
IL BASILISCO
Nel Medioevo si dava il nome basilisco ad un immaginario animale, dal corpo di serpente con la testa ornata di tre piccole sporgenze acuminate. Secondo la credenza dell’epoca, il basilisco dava la morte con lo sguardo e moriva al solo vedersi in uno specchio: sembra sia questa la versione zoologica della vicenda mitologica di Narciso.
Condividi:
- Condividi su X (Si apre in una nuova finestra) X
- Condividi su Facebook (Si apre in una nuova finestra) Facebook
- Condividi su LinkedIn (Si apre in una nuova finestra) LinkedIn
- Condividi su Telegram (Si apre in una nuova finestra) Telegram
- Condividi su Tumblr (Si apre in una nuova finestra) Tumblr
- Condividi su WhatsApp (Si apre in una nuova finestra) WhatsApp
- Condividi su Pinterest (Si apre in una nuova finestra) Pinterest
- Condividi su Reddit (Si apre in una nuova finestra) Reddit
Correlati
Info sull'autore
Direttore di Fatto a Latina. Giornalista professionista, laureato in scienze politiche, è stato direttore de Il Territorio, Tele Etere, Economia Pontina, Latina Quotidiano, caposervizio presso Latina Oggi e autore di numerose pubblicazioni. E' presidente dell' associazione "la scelta per Davide, Latina amica di Israele", presidente della giuria del Premio Camilla del Comune di Priverno. Portavoce del premio internazionale di fotografia Città di Latina


