La “falieria” che non abbiamo mai immaginato

La “falieria” che non abbiamo mai immaginato

16 Luglio 2020 0 Di Lidano Grassucci

A Pipérno pé lla falia… a Sezze pé lló dóce e a Cori pé lló bbéve…. Rave Róscé… Lo Nero Buono… Jó Bbéllone… aivòglia tuuuu!!!!Di

Me lo scrive Maria Paola Moroni in seguito ai miei articoli in ricordo della falia di Priverno. Ci penso e leggo un filo incredibile scritto nelle anime ma che non trovo nelle vie di Latina, nella Sabaudia del turismo neonazionalista post covid. Sono invece pieno di paninerie, di piadinerie, di kebaberie, di susherie ma avete memoria di una “falieria”? Di una pastarelleria? Di una “prociutteria alla bassianese”?

Si cerca l’esotico distante non immaginando neppure il buono vicino. Come quando ci convinsero che il burro faceva male e ci dirottarono verso la margarina, per tacere della guerra contro l’olio di oliva per il girasole che ti faceva saltare la staccionata come fanno i merli.

Un mondo dove coltiviamo l’indifferenza e non ci facciamo unici nella diversità che è sempre meravigliosa.

Nella Latina 4.0 non sanno della zuppa di fagioli.

In questa estate dove non ci possiamo muovere fatevi un tour comperando il vino di Cori che bagna la falia e poi vi pulite la bocca con le pastarelle… sarebbe un altro mondo. Anzi, semplicemente il nostro mondo,