Chiara, l’ultima corsa e l’ingiustizia più grande: morire a 28 anni

Chiara, l’ultima corsa e l’ingiustizia più grande: morire a 28 anni

17 Luglio 2020 0 Di Lidano Grassucci

Si chiamava Chiara, sì come la luce che rischiara. Chiara come Santa Chiara, la santa di Francesco, la santa delle clarisse, della rinuncia… Pochi giorni e si sarebbe laureata, un viaggio con il fidanzato per distrarsi della fatica. Chiara Battisti, viaggiava sull’Appia vicino a Terracina, una macchina ha cambiato corsia e l’impatto è stato… il casello finale. Era in coma da giorni, oggi la notizia della sua morte.

Lunga e diritta correva la strada, l’auto veloce correva
La dolce estate era già cominciata vicino lui sorrideva, vicino lui sorrideva…
Forte la mano teneva il volante, forte il motore cantava,
Non lo sapevi che c’era la morte quel giorno che ti aspettava, quel giorno che ti aspettava…
Non lo sapevi che c’era la morte, quando si è giovani è strano
Poter pensare che la nostra sorte venga e ci prenda per mano, venga e ci prenda per mano..
Sono le parole di una canzone di Francesco Guccini, una canzone di uno strappo che è rimasta per tutto il tempo che lui ha cantato. Parole che sono incredibilmente l’ultima corsa i Chiara.
Ogni concerto il medesimo ricordo. Perché non si può morire a 20 anni, è ingiusto è cinico è senza pietà. Non si può morire per la voglia di vivere che hai a 20 anni, che abbiamo avuto tutti (nessuno si senta escluso) a 20 anni. Chiara ne aveva 28, un pugno di tempo rispetto all’incontro di pugilato di 15 round che è la vita. Ho scritto, ahimé, di tante ragazze e ragazzi che hanno finito il tempo con gran fretta lasciando dolore per sempre. Capisco lo strappo della strada, capitò a mia madre e ne porto il segno ma lei aveva vissuto, Chiara doveva vivere ed è differenza non da poco.
Diranno che si poteva evitare, faranno leggi durissime che non serviranno a niente, che non cambiano niente di un destino infame. Non credo ci sia un maestro del mondo, un creatore perché se ci fosse inorridirebbe a questa sua creatura che è “il dolore”. Chissà su cosa avrebbe messo le mani, che cosa avrebbe cambiato del mondo, ora è solo il pianto di un ricordo e non è giusto.