Pina Sorrentino, due idee diventano un’idea “per coltivarla” meglio
19 Luglio 2020Un’idea, un concetto, un’idea
Finché resta un’idea è soltanto un’astrazione
Se potessi mangiare un’idea
Avrei fatto la mia rivoluzione
Finché resta un’idea è soltanto un’astrazione
Se potessi mangiare un’idea
Avrei fatto la mia rivoluzione
Giorgio Gaber, Un’idea
Idea, cerco un’idea, una astrazione. Così inizia questa storia da una idea, dal bisogno di una idea e le idee hanno bisogno di un vestito umano. Ho visto una donna raccontare di idee da far indossare pellicce d’inverno e cappelli con piume di struzzo a Natale. Ho visto negli occhi di chi ascoltava comperare non una cosa, di tante cose, ma un’idea, una ipotesi. Vi parlo di Pina Sorrentino una commerciante… no, che dico e perché, parlo di una donna sofisticata in un mondo semplice: si occupava di profumi e profumava tutto corso della Repubblica, si dedica a un’idea e una strada, via Sisto V a Latina si fa idea, piacere di trattenersi. Mi cerca non per questo nostro pregresso ma per una cosa nuova, per un’altra idea.
Entro in negozio ed è una rivoluzione, non sei tu che vieni a cercare le cose, ma le cose ti vengono incontro e ne senti un assoluto bisogno quando un attimo prima non sapevi manco che ci fossero.
Sorride, sorride sempre una signora ci interrompe con garbo però: “Sa, signora Pina vengo da Terracina e vorrei…”. Ricorda di una sedia che per portarla a casa l’ha dovuta smontare, poi rimontare impegnando tutta la famiglia felice di averlo fatto. Pina non vende sedie ma anche l’idea di una sedia e la signora ha comperato la sedia.
Ora passa a me, anche le ragazze hanno un garbo che pare lontano dalla fretta delle commesse nei franchising.

“Lidano ho pensato di…”
“Pina non dirmi che vuoi volare”
“Sai che già lo faccio, ma voglio farmi più grande facendomi più piccola”
Mi sento come Sant’Agostino che ragiona sulla grandezza del creato per trovarne ragioni e incontra un bimbo che con un secchiello riempie una buca nella sabbia. Il santo curioso chiede: “Che fai?“, il bimbo “Voglio mettere il mare qui dentro”, Agostino si stupisce: “Ma è impossibile” e il bimbo ribatte “E perché tu vuoi contenere nel cervello umano la grandezza del creato?”.
Certo il paragone è spinto, ma calza.
“Finalmente ho deciso di diventare grande e godere di ciò che oggi amo di più, mi propongo di vivere in pieno quel pezzo di vita che ho davanti, tanta o poca che sia, voglio riempirla ancora d’amore, ho capito che solo quando hai tempo per riflettere riesci a capire tutte le cose bellissime della vita, tralasci l’ambizione e diventi ricca di quel che ti porti dentro, finalmente sai cogliere le sfumature, sai assaporare il buono, sai esaltare la bellezza, sai godere del poco e del tanto rimanendo te stessa.”. Farà dei due negozi di via Sisto uno solo.
Lei, Pina, sta sempre nel tempo che corre, lo intuisce, lo indossa ne fa tesoro e leggendo la lettera che mi ha mandato per dirmi che farà dei due negozi di via Sisto V uno solo, ritrovo “un’idea” che da alcuni anni mi ha affascinato è di un signore che il destino e la storia hanno fatto presidente dell’Uruguay, ma lui da presidente ha continuato a fare la sua vita mai venendo meno al suo dovere, di chiama Josè Mujica.
“La mia idea di vita è la sobrietà. Concetto ben diverso da austerità, termine che avete prostituito in Europa, tagliando tutto e lasciando la gente senza lavoro. Io consumo il necessario ma non accetto lo spreco. Perché quando compro qualcosa non la compro con i soldi, ma con il tempo della mia vita che è servito per guadagnarli. E il tempo della vita è un bene nei confronti del quale bisogna essere avari. Bisogna conservarlo per le cose che ci piacciono e ci motivano. Questo tempo per se stessi io lo chiamo libertà. E se vuoi essere libero devi essere sobrio nei consumi. L’alternativa è farti schiavizzare dal lavoro per permetterti consumi cospicui, che però ti tolgono il tempo per vivere.“
Infatti Pina aggiunge: “riduco il negozio, ma non le mie ragazze che continueranno a lavorare con me, con le mie amiche che vengono qui”
Infatti Pina aggiunge: “riduco il negozio, ma non le mie ragazze che continueranno a lavorare con me, con le mie amiche che vengono qui”
Mi spiega con la sua antica cortesia, non negandosi neanche l’eta come solo le grandi signore sanno e possono fare “I miei settant’anni sono stati segnati da un apparente motivo che è il lockdown, ma non ti nascondo che dietro c’era già la paura. La paura degli anni che passano, la paura di non godere dei miei figli e dei miei nipoti che oggi rappresentano “il tutto” La paura di aver amato troppo il mio lavoro come un figlio in più, la paura di non poter contare sempre sulla “mia” gente, quella che mi ha caricata e sollecitata a fare sempre meglio, quella che mi ha spronata e a tratti esaltata”.
Sarà sempre lei, lei nella sua Idea a proporre a ciascuno, ciascuna “un’idea”, ma sarà anche padrone della sua personalissima idea, quello di assumere il tempo lento e non l’affanno del tempo perso.
Ringrazio Pina per la lezione, ho alcuni anni di meno ma credo che la bellezza sia proprio in quel tempo perso che mi fa fare colazione tutte le mattine con il mio amico Damiano e se anche non dobbiamo dirci nulla testimoniamo che ci siamo padroni del nostro tempo. Per questo la capisco e non ridurrà le idee, ma avrà più tempo per coltivarle
Un’idea, un concetto, un’idea
Finché resta un’idea è soltanto un’astrazione
Finché resta un’idea è soltanto un’astrazione

E questa volta Pina ha avuto l’idea di indossare il suo tempo e le sta benissimo.


