Sezze-Priverno, l’arte dello sfottò e la risposta al compagno Enrico Forte

Sezze-Priverno, l’arte dello sfottò e la risposta al compagno Enrico Forte

20 Luglio 2020 0 Di Lidano Grassucci

NOTA PER IL LETTORE: questo scambio è uno “sfottò”, un reciproco prendersi in giro, tipico dei bar, osterie, dei lepini tutti (compreso Priverno che non sta proprio attaccata) , è un esercizio dialettico a chi, nel sostenere la propria tesi la spara più grossa, la fa più iperbolica. Uno sfotto nella guerra tra Sezze e Priverno che è come quella tra Bologna e Modena per il “rapimento di una secchia”, tra Pisa e Livorno per una storia di sbocchi al mare e queste cose non si dimenticano, mai. E’ scritta in maniera parlata, perchè al bar non si parca “in pizzo” (in italiano). Ha come ingrediente l’ironia e nessuno si senta offeso.

La storia non si ferma davvero davanti a un portone,
la storia entra dentro le stanze, le brucia,
la storia dà torto e dà ragione.
La storia siamo noi, siamo noi che scriviamo le lettere,
siamo noi che abbiamo tutto da vincere, tutto da perdere

Francesco De Gregori, La storia (siamo noi)

 

Ciascuno nella vita te i guai sei, io guaio me di tenè n’amico accomme a Enrico Forte. Ma i so conosciuto che era piro, mo mi i teno accomme è, ma ci tenca risponne, e so fatto lo sforzo de tenerglio nonostante… resta pipernese e non se potaria fa.

E’ pipernese e come tale gioca d’arguzia e attacca puro quando “accuccia”.

Enrico riconosce, nella secolare guerra con Priverno, che “ho ammesso la bontà della falia”. Io mi gonfio leggendo la sua nota e penso: “che è beno, se po fa pace”.

Ma Enrico è sì amico mio, ma sempre pipernese resta. Quindi?  “Trasforma” il concetto di “è bona la falia”, che confermo, con “e’ meglio della pagnotta di Sezze”. Non pago aggiunge “co le pastarelle semo già vinto, ergo Piperno è meglio di Sezze e lo dice pure Lidano (io) che è nazionalista setino.”

Che sarebbe come dire che Erdogan ha rifatto la moschea a Santa Sofia ma se fatto pure cristiano e se vo battezzà.

Ecco perchè “stamo in guerra”, il pipernese aggiunge, infierisce, non molla la presa va in guerra puro quando tu vieni in pace.

L’amore del setino Ufente per la pipernese Camilla, come la passione di Lidano per la falia diventa “non te la dò”... e si ricomincia la guerra che l’assunto iniziale era pace. E Enrico va giù con tutte le armi della contro propaganda pipernese: i cannono di sambuco, le ciammaruche e naturalmente si erge a capitale dei volsci e tutti sotto, ma nu semo latini e pe nu chiavccara n’impero no na cosuccia accusì.

Ma accomme fai a farci pace? E’ accomme all’olandese il pipernese è frugale e te frega.

Direte a moi che siamo gentili (non setini e non privernesi) di questo che ci frega? Veniteci a trovare e assaggiate cose come: la bazzofia, la zuppa di fagioli, i muglitto e la falia, le pastarelle di visciole, l’olio, i broccoletti e vedrete, amici miei, che questa è saporita storia vostra, anche vostra. Perchè noi, litigando, abbiamo inventato sapori che la pace manco si sogna. E lo ribadisco: Sezze è Sezze e le pastarelle di visciolo sono superiorità culturale e… la falia è bona.

 

LA NOTA, PIPERNESE,  DEL PIPERNESE ENRICO FORTE

Chapeau al mio amico Lidano, che ha riconosciuto il primato della falia di Priverno, nella panificazione pontina. Sono cresciuto a falia e mortadella. Ma il must resta, broccoletti e zazzicchia(salsiccia). Per anni ho dovuto subire i racconti setini sulla qualità inarrivabile della loro pagnotta di pane. Finalmente Lidano, (il cui nome tradisce chiaramente le origini), ha ristabilito l’ordine delle cose. Aver ammesso il fatto è come dire che il Papa, abbia dichiarato giusta la trasformazione della Basilica di Santa Sofia, in moschea. Lidano e i suoi concittadini in questo periodo hanno tutta la mia comprensione. Dopo aver decantato per decenni la loro maestria nel produrre le crostatine di visciole si sono visti scippare, con un giudizio inappellabile, la supremazia da Priverno anche sul loro campo di battaglia. Comunque, potranno continuare, indisturbati, a mettere cortine di filo spinato per impedire alle ciammotte(lumache) di entrare in territorio di Priverno, stendere lenzuoli per non consentire al sole di riscaldare la capitale Volsca, e finalmente poterla bombardare con cannoni di sambuco. Al di là di una presunta rivalità che amiamo rinverdire per celiare, dovremmo prendere consapevolezza delle enormi potenzialità del territorio dei monti Lepini che, a partire dai prodotti Eno-gastronomici, potrebbero costruire un modello di sviluppo legato alla terra e alle sue tradizioni, oggi quanto mai attuale.
”Pezzo-FORTE”
Riflessioni ad Alta Voce
19luglio2020
Enrico Forte