Festival Pontino, il quartetto Cellacchi, i magnifici quattro!
6 Agosto 2020Un concerto straordinario, quello del Quartetto Cellacchi per il Festival Pontino di Musica 2020, che ieri sera al circolo cittadino Sante Palumbo hanno dato vita a un grande viaggio tra le musiche da cinema riarrangiate alla perfezione.
Il quartetto Cellacchi al Circolo Cittadino
La sala è piena. Ogni sedia occupata. Gli spettatori attendono con il solito brusio e data la serata, sembrano aspettare i titoli di testa di un film, all’interno di un cinema. La voglia e la curiosità di sentire dei ragazzi, giovanissimi, cimentarsi con la musica classica è tanta. Si apre la porta bianca, il quartetto Cellacchi prende coscienza della sala piena, parte l’applauso, i musicisti prendono posto, un flautista, una violinista, un violoncellista e un fagottista.
Per questa formazione – introduce il più grande (23 anni) tra i cugini Cellacchi, Andrea che suona il fagotto – mai nessun compositore ha scritto nulla e allora vista l’idea di suonare tutti insieme abbiamo deciso di riarrangiarci e riarrangiare un po’; le musiche che eseguiremo questa sera renderanno omaggio al grande cinema italiano e americano.
Il cinema italiano
Sì comincia con il grande maestro Ennio Morricone, il tema de Il buono il brutto e il cattivo (1966) passa con facilità dal flauto al violino, con il fagotto e il violoncello a sorreggere le note acute e a fare da contraltare. Il pavimento sembra diventare sabbia al fischio del flauto che introduce, il tema successivo. Gli strumenti non sono solo tra le mani dei musicisti, ma anche le voci entrano a fare parte dello spartito, e il fagottista esplora al massimo le possibilità del suo strumento, suonando anche solo l’ancia. I ragazzi si divertono com’è giusto che sia per quest’età e com’è strano e difficile vedere forse in questa musica. La dolcezza del tema de La Califfa (1970) è disarmante e la precisione esecutiva dei musicisti è estremamente pulita e precisa. La riscrittura è accurata, per ogni tipo di strumento. I ragazzi si guardano e subito attaccano il tema (Gabriel’s oboe) di Mission (1986), che sembra rievocare le immagini potenti del film. Il bordone iniziato prima dal fagotto e poi continuato dal violoncello sembra ancorare le note del tema di Nuovo cinema Paradiso 1988 (fantasia) a questa terra; una musica che vola lontano e sembra attirare tutti gli spettatori, rapiti dal perfetto amalgama dei quattro musicisti. Veloce cambio di strumento per il fagottista, che ora impugna il clarinetto, per introdurre il secondo tema, sorretto dal pizzicato del violoncello, che nella terza sezione della fantasia tocca note acute e sembra trasformarsi in un violino.
Dopo Morricone un altro maestro del cinema, Nicola Piovani, con le musiche del film premio Oscar La vita è bella (1997); si inizia in piano e a poco a poco si cresce con l’intensità e le dinamiche. “Buongiorno principessa!” grida il violoncellista e subito inizia uno dei brani più famosi del film, “Smile“. L’architettura del brano si sorregge tutto sulla massiccia base del fagotto che sorregge le note del flauto a cui fa da controcanto il violino.
Il cinema americano
Sì ricomincia dopo l’intervallo con altra musica da Oscar, quella di John Williams nel film Schindler’s list (1994). Il tema di questo film stringe il cuore fin dalla prima nota di violino e i glissandi, precisi, accurati di Giulia, accarezzano il dolore di un popolo come quello ebreo che ha patito l’orrore di un olocausto. E subito agli occhi viene l’immagine finale della bambina con il cappotto rosso che sola cammina. Dalla storia alla preistoria, come suggerisce Andrea Celacchi e allora si passa a una fantasia sui temi di Jurassic Park (1997). Il tema passa abilmente, senza soluzione di continuità dal flauto al fagotto, fino al violino, sempre sorretti dalla precisione ritmica del violoncello che dirige tutto il quartetto. Grappoli di note del flauto che sembrano imitare gli uccelli che volano via all’arrivo degli umani nel mondo giurassico. Una pietra miliare del cinema e della musica mondiale è la colonna sonora de Il Signore degli anelli (2001) di Howard Shore. L’esecuzione del quartetto, più intima rispetto a un’orchestra descrive bene la complicata psicologia dei personaggi descritti da Tolkien. Il violino e il violoncello sfiorano appena le loro corde, mentre il fagotto enuncia il tema e il flautista ricrea il vento all’Interno del suo flauto. Il tema della contea, sereno insieme a quello della compagnia, riportano tranquillità per un momento e sembrano evocate le piccole casupole degli Hobbit all’interno delle colline.
Dai film all’animazione Shrek, Aladdin e il Re Leone
Dal fantasy ai film d’animazione in un batter d’occhio grazie alla colonna sonora scritta da J. Powell, H. Grefaon-Williams per Shrek (2001), che anticipa le musiche orientaleggianti di Alan Menken, per Aladdin (1992). Qui subito le scale vagamente arabeggianti trascinano nel mondo orientale e la divertente scala finale eseguita in maniera molto pulita è l’emblema della precisione di questo quartetto. È il momento della famosa canzone del film d’animazione, “Il mondo è tuo”, che riarrangiata con questo organico sembra quasi una composizione di Morricone. Per finire, su note quasi swing, i quattro musicisti ballano letteralmente sulle proprie sedie, continuandosi a divertire in una suite a quattro voci, in cui il flauto ha momenti virtuosi e gli altri strumenti lo accompagnano egregiamente.
E per finire il grande capolavoro, che l’anno scorso ha avuto il rifacimento in film da parte della Disney, Il re leone (1994), con la colonna sonora di Hans Zimmer. Il “cerchio della vita” è introdotto dalle parole in zulù di Giulia Cellacchi. Il crescendo che fa arrivare al ritornello del brano ricorda la scena maestosa della presentazione di Simba a tutti gli animali della savana. La riscrittura dei brani è splendida, niente è di troppo e anche quando sembra che non tutti stiamo partecipando, effettivamente tutti stanno suonando, sintomo di sapienza scrittura musicale. Nella parte centrale aumenta l’intensità e il violoncello usato come percussione fa crescere la tensione fino al tema del ritorno di Simba alla sua rupe, in cui i musicisti riescono a esprimere tutta la malinconia e la delusione di non ritrovare più le stesse cose di un tempo, rovinate dall’incuria e dall’abuso di potere. Si finisce con una nota allegra e l’Hakuna Matata keniano porta a tutti il sorriso, per un quartetto così giovane ma già così professionale e professionista da stupire per la loro unione e per la splendida esecuzione che hanno regalato ieri sera, concludendo la serata con il bis tratto dalla colonna sonora de I magnifici sette (1969).


