Racconti d’estate: la incontrerò a Cartagena, una storia al fresco

Racconti d’estate: la incontrerò a Cartagena, una storia al fresco

8 Agosto 2020 0 Di Lidano Grassucci

Era stato un giorno di cicale,  un giorno intenso in cui avevo sentito come una stufa accesa intorno a me e non ne avevo bisogno. La sera arriva tardi, è impegnata in dialoghi fitti, ha da fare per conto suo. Arriva che sono quasi le nove e già pensi ad un altro giorno. Provo, dico provo, ad uscire sul terrazzo… un gesto pazzo per via delle zanzare. Che dura l’estate tormentata dal caldo col sole, dalle zanzare con la luna e non sai dove andare, quasi quasi resto qui. Sì, ora sento che l’aria si muove dalla marina si è spenta la stufa di questa mattina ed ora, ora è fresco. Quasi da avere un brivido prima di andare a dormire e mi fermo, non cantano le cicale ora è silenzio e la luna fa il suo mestiere a guardare queste mulattiere su cui muoviamo la vita.

Si fanno chiacchiere sul più e sul meno, io ora sono in disparte, senza alcuna arte per vivere il fresco. Mi chiamano per mille urgenze, ma mica sono medico io, anzi non curo ma mi ammalo. Si avrei voluto curare ma con questo fresco e da solo è bello immaginare qualcuno che guarda il mare, o vede davanti città uscite da mille e una notte. Uomini che pensano ad oltremare, donne che vorrebbero stare con  la piacevolezza di non dover remare ma essere cullate sulle onde. Non servono possenti marinai, o creole fanciulle sui galeoni divise sempre tra gli amori del mondo nuovo e la bellezza sofisticata di Spagna.

Fa fresco e sono l’ultimo pirata, ma ora sono di turno sulla tolda e l’ho vista prima io quella nave con lei che pareva polena e non do l’allarme, la salvo e mi salvo dal suo sguardo. La rincontrerò a Cartagena davanti ad un vento che viene dal mare.

Racconti d’estate, d’agosto con il vento da occidente e la luna da oriente.

Era stato un giorno di cicale, ma la sera il fresco mi insegno a sognare.