Racconti da spiaggia: una rosa di agosto e un agosto che ha bisogno di rose

Racconti da spiaggia: una rosa di agosto e un agosto che ha bisogno di rose

9 Agosto 2020 0 Di Lidano Grassucci

Strano questo tempo, non trovate. Tempo di paure arcane e di paure nuove, tempo in cui cerchiamo segni per non essere abbandonati e malati di “esser soli” ma è lo “stare insieme” che fa male. Distanze, distanziamenti, allontanamenti. C’è la versione nuova del capo caseggiato che controlla la morale in maschera e si muore. Mica si può vivere così: il bruco sa che sarà effimera farfalla ma non resta bruco. Una vita a mangiare foglie di gelso, da verme grasso, per un giorno, uno solo, di bellezza. Eppure lo fa.

Una rosa rossa nel giardino, è rossa rossa che non si può non vederla è come il sole a luglio, come il gelo a dicembre. Come la neve dove la terra punta il dito al cielo. Una rosa rossa che non pensavi fosse lì, improvvisa, improvvisamente, sorpresa, sorprendente. Come se ti volti per strada e una sconosciuta si confida, come se cammini su un sentiero e ti trovi a parlare con la sorgente. Come una idea che ci possa essere una vita differente, che possa esistere la bellezza e non ha prenotazione, va come deve e non ha paura.

Questa rosa non ha paura, curiosa e l’ape la sfiora, la odora ma non la calpesta. Il contadino ha in mano le forbici grandi, ma non la taglia. La prende con le sue mani di fatica, forti di orso ma con lei si fanno delicate come di levatrice con il bambino. Mani delicate diventate, dure che sono e “curano” questa creatura che è un fiore.

Lei, lei la rosa, risponde con dei profumi rari vanitosa come le donne che cercano i profumi nelle strade delle città affollate per essere uniche e ricordate. La rosa è una donna con gli occhiali grandi, è una idea che ti graffia la pelle ed esce sangue rosso, una rosa di agosto.