La guerra dei bassianesi di Massimo Porcelli presentata a Sabaudia nel Palazzo civico
19 Agosto 2020Non ho letto il libro di Massimo Porcelli (nella foto) “la mia indimenticabile consorte” che verrà presentato il 20 agosto nel Palazzo Comunale di Sabaudia alle 21 con l’introduzione di Daniela Carfagna.

Il libro è una raccolta di lettere di bassianesi in guerra, nella prima guerra mondiale. Mi riservo di leggere, ma quando mi mandano la locandina dell’evento mi viene in testa una storia di tanto tempo fa, perché non ho ancora letto il libro ma ho “già” conosciuto Bassiano e i bassianesi. Era, sul far della sera (direbbero gli scrittori aulici), faceva caldo e decido di andare a prendere il fresco a Bassiano, mi fermo al bar in piazza ordino e vicino a me ci sono un gruppo di vecchi bassianesi. Discutevano di… “geopolitica”. “La Russia – fa uno – te n’estensione teribile”. Un altro gli risponde, con dotta cognizione di causa: “Ma l’Olanda t’è più densità di abitanti”. Entra in gioco il terzo: “ma i ci so stato in Russia”. Lo guardano, si conoscono tutti a Bassiano e sanno tutto di tutti ma lo volevano far ricordare e lui non si fa pregare: “alla guera, alla guera so ito alla Russia e…” I ricordi si fanno con la nebbia per il tempo ma le sensazioni tornano con i nervi e le viscere: “O i cosacchi so teribili, teo la scimitarra e venevano verso di nu, io mi ietto a na fasso quando vedo vicino uno di Bassiano, era Bruschi”. Allora negli occhi del vecchi come se stesse in un film vero: “ci so uriato, ohi, ohi iettate, iettate pe tera, ca atecco me sa che n’arivedemo Bassiano”.
Non so che fine ha fatto Bruschi, o come si chiamava, l’altro bassianese, so che in guerra è brutta, so che in guerra via lontano in paesi dall’estensione terribile o dala densità incredibile, con cosacchi che sono come il feroce saladino: ma uno di Bassiano in guerra (come quello di ogni posto) spera solo di tornare. Sarà per questo che su queste montagne isolate dal mondo, e che sono le mie montagne, non hanno una Patria ma una matria da cui tornare.
Credo che nel libro di Massimo Porcelli ci sia questo che è animo lepino.
Tornai a Sezze dopo tanti anni che non c’ero stato, per il matrimonio di un mio grande amico, le signore anziane che mi avevano visto piccolo mi fecero festa poi, serie: “ma Lì, tu mo addo stai?”. “A Latina” gli ho risposto, il loro volto si è fatto cupo e “su, su figlio bono me ca piano piano t’aravicigni puro tu”.
Partire per la guerra fu terribile, i nomi di chi non è tornato sono accanto al monumento ai caduti (come in tutte le città italiane) ragazzi strappati al domani per sempre. Non hanno rivisto Bassiano
Mi scrive Massimo Porcelli l’autore del libro: Furono tanti a partire. Bassiano conta 49 Caduti. 5 di questi erano della mia Famiglia, tra cui mio nonno. La guerra che “mi hanno raccontato” i vecchi di Bassiano era la seconda, Porcelli parla della prima, ma si muore uguale.

