Il ricordo di Lilli Catuzzi di Luca Velletri: un modo di vivere differente c’era

Il ricordo di Lilli Catuzzi di Luca Velletri: un modo di vivere differente c’era

20 Agosto 2020 0 Di Fatto a Latina

PREMESSA 

Stamane sono stato ai funerali di Lilli grande(Lilli Catuzzi) a san Pietro a Sezze, dovrei (per mestiere) fare la cronaca. Ma non è facile, lui, rappresenta per me un tassello, un pezzo, un mattine, di cui conosco, ho nel sangue, la genesi. Un modo che, le starie (come lui chiamava il nostro quartiere), che non erano una strada di passo, ma lungo la strada un universo. Stamane i volti che all’inizio dovevo mettere a fuoco, poi il tempo è micidiale, ma un attimo dopo ricordavo i gesti nelle notti lunghe da Fargiani, i ragionamenti lunghi perché da li si poteva guardare fino al mare, ma la notte era tutto nero. Volevano cambiare il mondo, il mondo ha come complice il tempo. Ma questo non so scriverlo, allora mi soccorre Luca Velletri. Lascio a lui la voce del ricordo di uno, Lilli grande, che ha fatto la differenza libertaria in una comunità refrattaria ad ogni libertà. Anzi, lui non si vergognava della felicità, in questo c’è la differenza. Ci sono stati, a Sezze, dei ragazzi che hanno sognato e praticato la libertà. Ma hanno vinto i preti ed i ripetitori.

Vedo Zia Dolores, la sorella, sto con Gianni Amaretto: “iamola a salutà mo”. Mi avvicino “sono Lilli”. Lei mi guarda: “Sei Lilli piccolo, ti riconosco dagli occhi”. Io dalla voce che mi parlava ogni volta che passavo davanti la porta di casa sua dove lei e la mamma Zia Maddalena cucivano, cucivano, cucivano. E l’amore che avevano per Lilli grande, era straordinario penso di non averne visto tanto mai più. Mi mette la mano sul braccio: “Resterai  sempre Lilli piccolo…”

Qui mi fermo, perché ci sono partenze che cambiano la presenza qui per chi resta. (LG.)

IL RICORDO DI LUCA

Lilli Catuzzi non c’è più.
O c’è, perché per qualcuno non può essere che non ci sia.
O chissà ci siamo illusi, non c’è mai stato. Che certo se vai a vedere bene uno come lui o perlomeno simile no, non c’è mai stato. Ci sono persone attorno a noi che si guardano dietro davanti di lato, perennemente impaurite, con la necessità di sentirsi apprezzate ed accolte, pronte ad ogni plastica facciale e altro pur di essere parte di cosa cui danno valore.
E poi c’era Lilli.
Chissà, forse il segreto sta proprio qui, nel fatto che a isso di quelle cose a cui gli altri danno tanto valore non glien’è mai fregato un emerito fico secco. Che ne so prima il Mercedes poi la Ferrari, vendersi la madre pur di essere il primo, sorridere quando non ti va, salutare chi ti sta sulle balle.
Lilli = natura, pura e semplice. Attenzione però, in quanto tale non piaci a tutti, anzi spesso vieni additato, con quel dito indice lo stesso dei libri che santamadrechiesa voleva anzi doveva cancellare in ogni modo.
Ma la natura non ha paura, nemmeno dei confronti. Non ha bisogno di jeans firmati, né di supporto di amici potenti.
Natura per natura. E per natura Lilli non ha mai smesso di pensare, coi suoi di parametri, attraverso i suoi di valori, che hanno sempre messo al primo posto la Bellezza, la sua fruizione, il suo canto incantato.
Ecco quello era il punto fermo, ineludibile.
Mi ricordo quando una volta parlammo di una litigata che vidi fuori da Fargiani fra due amici completamente “attoppati” che (S)ragionavano di politica a pizze cauci e moccichi, per poi raccogliersi da terra e tornare a casa appoggiandosi l’un l’altro zigzagando! E lui sorridendo: che ssó bbegli…
O quando gli dicevo dai Lì fai na lista, a te te voto e lui: nnsé, e ppur quessa me ce vò, na lista de matti prò ce volarìa; Lù, da Toppa Continua a PotOp (sempre toppe só) io ho sempre preferito essere “libero”, vivere “libero”. E “libero” morirò di questo non avere dubbi!
E la tua libertà l’hai spiattellata in faccia al mondo intero, l’hai trasmessa a tutti, conoscenti e non, l’hai pagata sulla tua pelle, e insegnata ai tuoi allievi, ovunque, ragazzi oggi disperati perché percepiscono di quanta gioia e di quanta vita dovranno da oggi imparare a fare a meno.
Mi hai voluto un bene della stramadonna, sin da quando ero piccolo, e le mille e mille volte a casa di zia Maria, di Antonella e il nostro caro Luigi, e il mondo poteva pure provare a dirmi mille diecimila millemila veleni, ma per me sei stato un supereroe, uno senza macchia e senza paura, con la faccia contro il vento, antifascista fra i fascisti e antiruffiano fra i ruffiani, eterno ragazzo con gli occhi pervasi da luce infinita, un milione di volte più avanti, più giovane, di gente che ti poteva essere figlio o nipote.
Che culo averti avuto Li.
E che stupido a non aver capito niente, ad aver creduto che una volta uscito finalmente fosse tutto a posto, e invece coi tuoi messaggi, i tuoi interventi, ci stavi già salutando tutti, come sempre a modo tuo. Co’ quella “sgregna” meravigliosa che tenivi solo tu. E con quel coraggio e quella tenerezza di bambino curioso e innamorato.
Tu sei stato un Dono.
Un dono incredibile che il Destino ci ha dato e che ancertopunto s’è portato via, come quel bastardo che talvolta il Destino sa bene di essere.
Un dono meraviglioso fatto di vita, e ancor di più “fecondo” di vita.
Ed è vita che lasci, nel cuore di chi ti ha amato Lì, vita di fiori e di frutti, e di profumo intenso d’incanto.
“Vita sei bella, morte fai schifo”, c’è scritto sulla tomba di Claudio Villa…
Oggi passo Lì, non canto. Nemmeno domani. Non uscirebbe mezza nota. Ma appena riesco mi siederò al piano e ripenserò a quelle sere quando insieme inseguivamo Simon & Garfunkel, ripensando a chi, come un ponte sulle acque agitate, sa calmare le menti da ogni amarezza…
‘Ché basta poco, talvolta solo un gesto, uno sguardo.
Un sorriso…
Nnevéro Li?….

Luca Velletri