Goretti/ La fila per il covid: il coraggio non ci manca ma la paura ci frega
29 Agosto 2020“Il coraggio non mi manca. È la paura che mi frega.”
Toto
Questo è tempo strano in cui la fa padrona non il coraggio che non ci manca, ma la paura che la fa da padrona. Ci sono le file di auto per farsi i tamponi davanti l’ospedale Santa Maria Goretti che arrivano in via Verdi. Una volta il drive in era sinonimo di cinema, da noi di battute comiche facili, oggi è il costo di un poco di svago.
Lo strascico di una vacanza felice è una coda accaldata. Ci sono gli insegnanti alle prese con la scelta se fare o no le verifiche sierologiche e l’apertura della scuola, cosa banale fino a ieri, oggi sui giornali è più difficile della moltiplicazione dei pani e dei pesci
Per tacere delle discussioni sono sulla app immuni.
Abbiamo paura, noi che eravamo spavaldi, anche perché questo virus è come San Cataldo, molto permaloso, e si accanisce con i negazionisti da Johnson a Briatore, fino a Bolsonaro. Insomma se la prende. Briatore faceva il gradasso nella sua cafonaggine che pare inventata è ora “si cura la prostata ai polmoni” per dirla con quel comunista di De Luca.
E tutto cambia davanti perchè non è l’attenzione al virus ma la riscoperta che viaggiare non è scontato, che il viaggio ha l’incertezza dell’esito e il rischio è anche il percorso, che ci potremmo dover fermare. La parola quarantena era antico ricordo dei romanzi con storie di mare, o era un metodo dimenticato per combattere la peste di cui si era persa memoria. La paura era eccezionale e singola, ora diventa normalità e collettiva.
Cambiato tutto, si faceva la fila per entrare al Billionaire per farsi vedere, ora sui danno generalità false per non farsi colpire e il virus non esenta i miliardari, i prepotenti.
Cambia tutto, quella fila al Goretti è il tempo nuovo dove non manca certo il coraggio, se non fosse per la paura che ci frega.


