Una scena da libro Cuore, ma nessune se ne accorge

Una scena da libro Cuore, ma nessune se ne accorge

15 Settembre 2020 1 Di Maria Corsetti

Latina. Ore 8.55 del mattino. Viale Le Corbusier. Una mamma attraversa la strada. Le strisce sono a 20 metri di distanza, davanti l’Istituto Manzoni, ma meglio affrontare il traffico a ridosso dell’uscita della rotonda, quando le auto prendono velocità.

Come faccio a sapere che si tratta di una mamma? Perché con la mano sinistra regge un passeggino con a bordo un bambino di circa due anni.

Una mamma mancina? No, aveva la destra impegnata a reggere il cellulare.

Torno a ripetere, siamo su Viale Le Corbusier di Latina, uno stradone lungo e larghissimo, potrebbe atterrarci un aereo, il piede sull’acceleratore va da solo.

La mamma pedona si accorge della propria imprudenza e che fa? Inizia a correre verso l’altra parte della strada (le strisce, sempre a 20 metri continuano a non essere prese in considerazione), ora regge il passeggino con due mani.

Ha chiuso la telefonata? No. Regge il telefono tra la spalla e la guancia.

Non ho figli, ma ho insegnato alla scuola dell’infanzia e diventavo verde quando vedevo arrivare le auto con a bordo i bimbi seduti davanti, senza neanche la cintura perché magari stavano in braccio a qualche adulto oppure direttamente in piedi sul sedile perché gli piace tanto o sennò non sta buono.

 

Tutto questo per dire che se un bambino per un giorno sta in classe seduto sulle ginocchia davanti a una sedia – a Genova dove in questi giorni fa un caldo asfissiante e quindi non c’è pericolo che prenda freddo – non corre alcun pericolo. E forse, forse (ripeto, non sono mamma, non posso capire, vi risparmio il mantra, me lo dico da sola) spiegare al bambino che è una situazione di emergenza e che nelle situazioni di emergenza si chiede a tutti di collaborare, anche ai bambini e che è bello collaborare e che bisogna sì far valere i propri diritti, ma bisogna anche saper derogare agli stessi purché si tratti di una situazione eccezionale di necessità e urgenza e che, dopo sei mesi senza scuola il 14 settembre è un fatto di necessità e urgenza andare a scuola, se quindi invece di fare le foto e urlare, si sottraggono minuti preziosi a Whatsapp, Facebook, Instagram e Tik Tok per spiegare ai propri figli come stanno le cose, forse, ma continuo a mettermi in dubbio, forse, la scuola riparte.

A parte il fatto che, mettendo in moto un po’ di fantasia, si può sempre evocare il libro Cuore e fare un mini parco letterario sugli alunni ai tempi della povertà, quando nulla era garantito e ogni gesto fatto per studiare era considerato eroico (lapidatemi pure).

 

Ps: se una signora di 35/40 anni, bionda, con un vestito di cotone marrone chiaro, questa mattina intorno alle 8.50 attraversava Viale Le Corbusier con un passeggino con a bordo un bambino biondo e stava telefonando, se si riconosce, sì, sto parlando di lei.