Sibò e la storia del giardino di Piazza del Popolo

Sibò e la storia del giardino di Piazza del Popolo

27 Settembre 2020 2 Di Emilio Andreoli

A Latina c’è poco da fare, le persone che hanno dato molto alla città sono state, da sempre,  poco gratificate. Poi però ti trovi viale Le Corbusier, dedicato al grande architetto francese, che definì le città di fondazione un’accozzaglia di case, addirittura un immondezzaio. Non è chiaro se lo disse perché fu snobbato da Benito Mussolini o lo pensasse veramente, di certo queste furono le sue affermazioni. Fatta questa premessa, vi vorrei raccontare la storia di un geometra che diede tantissimo alla cultura della nostra città. Si chiamava Pierluigi Bossi, in arte Sibò, e a lui si deve il progetto del giardino di piazza del Popolo, e non solo…

 

Questa è una storia che non appartiene ai miei ricordi e al mio vissuto, come spesso accade nei miei racconti, perché in quel periodo non ero ancora nato, ma essendo appassionato della pittura futurista, una quindicina di anni fa “incontrai” gli splendidi quadri di Pierluigi Bossi in arte Sibò che ritraevano Littoria e l’Agro Pontino. Quindi cercai di saperne di più su questo straordinario artista, e scoprii che aveva avuto un ruolo culturale fondamentale alle origini della nostra città.

1935 immagine d’epoca tra progetto e realizzazione del Giardino dell’attuale Piazza del Popolo

Ma chi era e da dove arrivava Pierluigi Bossi in arte Sibò

Pierluigi Bossi nasce a Milano il 16 dicembre del 1907, la sua famiglia appartiene alla borghesia milanese. Nel 1919 frequenta le scuole tecniche in Toscana, dove si è trasferito insieme ai suoi genitori. Dal 1923 al 1926 prende lezioni d’arte private e pubbliche a Siena. Nel 1927 inizia a esercitare la libera professione di geometra, ma è nel 1929, mentre frequenta il  Corso di Allievi Ufficiali a Torino, che ha modo di avvicinarsi al gruppo dei futuristi torinesi.

Nel 1931 inizia la collaborazione, che durerà tre anni, al progetto generale per la bonifica della Val di Paglia. Nel frattempo si dedica sempre più alla sua passione artistica, inizia a disegnare progetti architettonici di stampo futurista e aeropittura.

Opera di Pierluigi Bossi in arte Sibò

Siamo a marzo del 1934, Pierluigi Bossi viene trasferito al Comune di Littoria come Capo Sezione. È arrivata la sua grande opportunità, ha davanti ai suoi occhi una città appena nata, e lui con le sue competenze artistiche può darle molto. Nel suo nuovo ufficio, stringe amicizia con un altro geometra che ha la sua stessa passione per il Futurismo, Dario Di Gese, con il quale avvierà una grande collaborazione artistica.

L’architetto e urbanista di Littoria Oriolo Frezzotti, si accorge subito delle sue grandi capacità artistiche e tecniche, e nell’anno successivo gli affida l’importante compito di progettare il Giardino di Piazza del Littorio (Piazza del Popolo). Il suo compito è anche quello di raccogliere tutte le opere donate dalle altre città, per volontà del Duce, alla nuova nata Littoria.

Articolo del Messaggero dell’epoca sulla primamostra organizzata nell’Agro Pontino da Pierluigi Bossi

Nel 1936, dal 3 al 10 maggio, organizza e partecipa alla prima mostra di Arte Provinciale di Littoria che si tiene a Sabaudia. All’inaugurazione conosce il padre fondatore del futurismo, Filippo Tommaso Marinetti che rimane colpito dalla sua bravura e gli consiglia di firmare le opere con lo pseudonimo Sibò. Dall’esperienza di quella mostra, fonda insieme al suo collega Giorgio Di Gese, il Gruppo Futurista di Littoria e a dicembre dello stesso anno, finisce di sistemare e organizzare la Galleria d’Arte Moderna di Littoria nel palazzo comunale.

 

Sibò, un tranquillante per il Duce

È il 18 aprile del 1937, quando Benito Mussolini arriva allo scalo di Littoria per presenziare all’inaugurazione della Galleria d’Arte Moderna allestita da Sibò. Sembra tutto tranquillo, ma il Duce quando si accorge che alle finestre dell’edificio della stazione, ci sono ancora montate le zanzariere scoppia il putiferio. Urla che il fascismo ha sconfitto la malaria e le zanzariere vanno tolte. Nessuno ha il coraggio di avvicinarlo, a qualcuno viene in mente di farlo accogliere da Pierluigi Bossi, perché è una persona molto educata e gentile.

Ed è così che quando Mussolini arriva a Littoria, lui lo accoglie con un sorriso e lo accompagna per mostrargli l’allestimento della Galleria d’Arte. Sarà per quell’aria d’artista o per il suo accento lombardo, il Duce si placa e gli fa i complimenti. L’inaugurazione si svolgerà in tutta tranquillità.

Organizza e allestisce altre due importanti mostre, tra il 1937 e il 1938, insieme al suo inseparabile amico Giorgio Di Gese, nei saloni dell’albergo Littoria di fronte al palazzo comunale. Saranno le ultime perché poi verrà chiamato alle armi nei Ferrovieri del Genio.

Sibò nel 1946

Subito dopo la guerra, nel 1946, viene nominato consulente artistico del Comune di Formia per la ricostruzione, in quanto la cittadina è stata quasi rasa al suolo dai bombardamenti. Per il resto della sua vita girerà l’Italia tra mostre e progetti civili, ma anche industriali. Muore il 13 febbraio del 2000 a Proceno in provincia di Viterbo.

 

Proprio a Formia ebbe modo di conoscerlo l’ex direttore del Messaggero Pier Giacomo Sottoriva:

Ero ragazzino quando conobbi Sibò perché lui e mio padre erano amici. Venivano tutti e due dal nord, Sibò lombardo e mio padre altoatesino, molto simili nei modi e nel confrontarsi. Io lo ricordo sempre impeccabile con la camicia bianca e la cravatta, allegro e solare con i baffetti sottili, all’epoca molto di moda. Conservo gelosamente un disegno che regalò a mio padre, credo uno dei pochi che non ha niente a che vedere con il Futurismo, ma per me ha un grande valore affettivo. A Formia lavorò molto, era un grande promotore di cultura. Tra le tante opere realizzate voglio ricordare la villa di Remigio Paone, uno dei maggiori registi e produttori teatrali italiani del novecento

Non credi sia giusto che il giardino di piazza del Popolo venga intitolato a lui?

Sì, sono convinto che lo meriterebbe, non solo per aver progettato il giardino, ma anche per essere stato il primo a portare l’arte in questi luoghi. E poi è stato un grande futurista e sarebbe giusto ricordarlo in questa città che ne dovrebbe fare un vanto

Senza dubbio il periodo di Littoria è stato tra i più importanti per l’artista, ci sono delle bellissime opere che lo testimoniano. E lo devo dire, la prima mostra in sua memoria, “Sibò Futurista”, è stata organizzata dall’attuale amministrazione a dicembre del 2017, dove ho avuto modo di conoscere la figlia Simona Bossi, con la quale è nata una bella amicizia:

Mio padre era rimasto molto legato a questa città e a questo territorio. Ogni tanto mi chiedeva di tornare a vedere Latina e io lo accontentavo volentieri. Il quadro che ho donato con il cuore alla vostra comunità, di cui sento di far parte, è proprio per quell’amore che mi ha trasmesso mio padre

 

Non ci vuole mica tanto, basta un palo e una targa con scritto: “Il Giardino di Sibò Pierluigi Bossi Futurista”. Insomma: diamo a Cesare quel che è di Cesare.

Ringrazio Simona Bossi e il marito Massimo Baldarelli per la loro cortese disponibilità. Inoltre ringrazio l’amico Pier Giacomo Sottoriva per il tempo che mi ha voluto dedicare.

 

Foto dall’archivio della famiglia Bossi