Giuliano Carturan un eroe nominato dal destino

Giuliano Carturan un eroe nominato dal destino

4 Ottobre 2020 0 Di Emilio Andreoli

Il corpo dei vigili del fuoco è senz’altro quello più amato nel mondo. In Italia affonda le radici nell’antica Roma e lo istituì l’imperatore Augusto dopo il terribile incendio del 23 A.C. che sconvolse la città eterna. Quello dell’era moderna venne costituito nel 1938, un corpo civile alle dipendenze del Ministero dell’Interno. In ogni angolo della terrà c’è almeno un eroe vigile del fuoco e Latina non fa eccezioni. Ma chi è questo eroe? Lo scoprirete leggendo le prossime righe…

 In occasione di un disastroso movimento sismico, si prodigava con eccezionale abnegazione e coraggio, unitamente ad altri colleghi, in estenuanti e rischiosi interventi di soccorso in favore delle popolazioni colpite. Sorpreso, mentre era generosamente impegnato nell’ansiosa ricerca dei sopravvissuti e nel pietoso recupero delle vittime, da un’ulteriore violenta scossa tellurica, rimaneva a sua volta travolto dal rovinoso crollo degli edifici pericolanti. Con l’olocausto della giovane vita dava ammirevole esempio di elevate virtù civiche e di assoluta dedizione al dovere. Gibellina (Trapani), 25 gennaio 1968)

 Questa fu la motivazione per un nostro giovane concittadino a cui la Presidenza della Repubblica conferì la medaglia d’oro al valor civile, si chiamava Giuliano Carturan, è lui l’eroe di queste emozionanti parole, un vigile del fuoco di appena vent’anni, rimasto vittima del devastante terremoto nella Valle del Belice in Sicilia.

Monumento funerario dedicato a Giuliano Carturan nel cimitero di Latina

Un eroe scoperto per caso

Non vado volentieri al cimitero, mi sento abbracciato dalla tristezza ogni volta che entro in quel luogo, ma questo lo avevo già evidenziato in un articolo precedente in cui narravo delle vittime civili della guerra a Littoria. In quel mio scritto accennavo di un monumento funerario intitolato proprio a Giuliano Carturan. Mentre percorrevo il viale d’ingresso del vecchio cimitero, mi era capitata davanti l’imponente scultura con la foto di quel giovane ragazzo in divisa, e mi aveva molto colpito.

Piazzale Giuliano Carturan e la Madonnina

Quello era stato il mio primo incontro con Giuliano. Qualche giorno dopo, passando davanti la caserma dei vigili del fuoco l’illuminazione; quel piazzale che stavo attraversando era piazzale Carturan e il collegamento è stato immediato. Mi sono avvicinato alla tabella e ho letto: Piazzale Giuliano Carturan Vigile del fuoco caduto nell’adempimento del proprio dovere.

 È iniziata così la mia ricerca sulla vita di Giuliano. Sul web avevo trovato ben poco. Poi per caso, parlando con l’amico Ferruccio Bianchini che avevo intervistato per la storia di suo fratello Nicola, a cui è intitolato il palazzetto dello sport, gli confidai che avrei scritto volentieri pure su Giuliano Carturan. Mi disse subito che era in grado di farmi avere il contatto con alcuni dei suoi famigliari, e così è stato, perché a Latina le storie si sono intrecciate con le conoscenze o con le storie stesse. Questa era la bellezza di vivere in una piccola città…

 

La storia della breve vita di Giuliano Carturan

 A raccontarmi della vita di Giuliano è il suo unico fratello, Angelo Carturan che con grande gentilezza, insieme a sua moglie, mi ha accolto nella sua bella casa a la Chiesuola, piccola frazione di Latina. Angelo ha un volto sereno, di chi ha lavorato tutta la vita e ora si gode la famiglia e i suoi nipotini. La sua cadenza è inequivocabilmente veneta, nonostante sia nato da queste parti. Certo quando iniziamo a parlare di Giuliano l’emozione è forte, e io l’avverto perché la trasmette tutta:

 Io e Giuliano siamo nati a Cisterna, dove i miei genitori si erano conosciuti quando sono arrivati dal Veneto nel 1933. La famiglia di mio padre era molto numerosa, i miei nonni avevano avuto undici figli, per questo ottennero il podere. Giuliano era del 1948, mentre io sono nato nel 1953. Nel 1956 ci trasferimmo a la Chiesuola e mio padre aprì l’azienda agricola

Giuliano Carturan a destra, insieme ad un commilitone prima di partire per la Valle del Belice

 Mi racconti di Giuliano, di come era e dei suoi sogni.

 Giuliano era un ragazzo allegro e solare, era apprezzato da tutti qui a la Chiesuola, soprattutto per la sua generosità e il suo coraggio. Era capace di fermare il trattore e aiutare chi ne avesse bisogno. Amava lavorare in campagna, qui era tutta la sua vita e il suo sogno più grande sarebbe stato quello di portare avanti l’azienda agricola con me e mio padre. Ma a Giuliano piaceva pure divertirsi. Spesso la casa si riempiva di amici e amiche, adorava organizzare feste e stare in compagnia. Insomma era un caro ragazzo e non lo dico perché era mio fratello

 Ricorda di quei giorni del terremoto e come mai Giuliano lo inviarono lì?

 C’è da premettere che lui sarebbe dovuto partire per il servizio di leva nella Marina per ventiquattro mesi, ma Giuliano non avrebbe voluto stare via tutto quel tempo per via del lavoro. Allora mio padre, con il parroco di Borgo Carso, fecero di tutto per raccomandarlo, alla fine riuscirono a farlo entrare nei vigili del fuoco. Quando ci fu la prima forte scossa di terremoto nella Valle del Belice, lui era nella scuola dei vigili del fuoco delle Capannelle, era lì da appena quaranta giorni, ma lo inviarono lo stesso nelle zone terremotate senza tenere conto della sua inesperienza e senza che avesse fatto nemmeno il giuramento. Lo mandarono a Gibellina, uno dei paesi più colpiti. Per undici giorni non sapemmo nulla di lui. Allora mio padre la mattina del 25 gennaio 1968 andò a chiedere notizie e lo tranquillizzarono. Ironia della sorte proprio in quel momento, alle 10:56, ci fu l’ultima grande scossa e Giuliano rimase sotto le macerie, un muro pericolante gli era venuto addosso, mentre scavava per trovare superstiti delle scosse precedenti. Non morì sul colpo, venne portato in ospedale ed erroneamente gli misero l’ossigeno, perché lui aveva respirato troppa polvere, e così morì soffocato. Alle due del pomeriggio si presentarono a casa due vigili del fuoco, e ci diedero la triste notizia. Lo rimandarono giù in una cassa che era composta da quattro legni, senza neanche cambiarlo, era ancora sporco della polvere di Gibellina. Lo infilarono in un fornetto così come era arrivato. La notte i miei zii andarono al cimitero, gli cambiarono la bara,  lo pulirono e gli misero dei vestiti nuovi ”. Il racconto è doloroso e Angelo ogni tanto respira profondamente per reprimere la commozione. Poi riprende:

 Mio padre decise di fargli un monumento funerario, chiese un aiuto economico all’allora capo della caserma dei vigili del fuoco di Latina, il colonnello D’Ambrosio, ma non ne volle sapere, il comune idem. Allora mio padre vendette un terreno e lo fece costruire a sue spese. Quando fu traslata la salma sotto al monumento, disegnato dall’architetto Parziale, Il sindaco Tasciotti neanche si presentò. Poi alcuni anni dopo gli intitolarono il piazzale dei vigili del fuoco, ma non ricordo chi fosse il sindaco di quel periodo. Oggi  nella caserma ormai sono di casa, ogni anno a Santa Barbara mi invitano e ricordano mio fratello, ma il momento più emozionante che ho vissuto è quando sono stato invitato dal sindaco di Gibellina per i cinquant’anni dal terremoto. Sono rimasto colpito dalla generosità e l’ospitalità dei siciliani. Lì a Gibellina c’è una targa che ricorda i nomi dei tre vigili del fuoco e dei due carabinieri che diedero la vita per quella comunità, tutti e cinque decorati con la medaglia d’oro. È vero, Giuliano è diventato un eroe, ma lui avrebbe preferito vivere. Purtroppo il destino gli ha spezzato i suoi sogni

i funerali di Giuliano Carturan nella cattedrale San Marco

Ricordatevi che Piazzale Carturan non è solo un piazzale, dietro c’è una storia, la storia di un ragazzo normale di grande generosità, ed è questo che lo rende eroe in un mondo fatto di egoismo e di viltà.

Ringrazio Angelo Carturan, fratello di Giuliano, per la sua cortese disponibilità. Inoltre ringrazio Ferruccio Bianchini e Rosalia Carturan.