Fare il sindaco di Latina: quel mestiere che… ci vuole il fisico

Fare il sindaco di Latina: quel mestiere che… ci vuole il fisico

12 Ottobre 2020 0 Di Lidano Grassucci

Latina è un palio non con mille contrade, ma con 120 mila persone isolate. Per fare il sindaco qui ci vuole il fisico che non è qualche ora di palestra, o passione per la bici  ma costanza nella pazienza con una illusione.

De Gaulle diceva che era impossibile governare un paese, la Francia, che ha 40 tipi diversi di formaggio, prima di lui Mussolini aveva detto che governare gli italiani non è difficile, è inutile. Latina sta dentro queste battute, è città che vede il pubblico come comodità privata e il privato come in attesa di diventare pubblico.

Sono tutti monadi, anche le parti. La nostra è una democrazia ambizionale dove vincono i mediocri che no sapendo non si rendono conto della portata dell’impresa seguendo un alto considerazione di se stessi. Anche in questa tornata ci si divide su nome, più o meno probabili, ma sulle cose si evita o si ripetono vecchi mantra.

Scrivo di politica locale dal 1987 e da allora gli argomenti sono sempre uguali: università la centro, autostrade, aeroporti, ospedali, porti. Per tacere dell’urbanistica e della idea che città è sinonimo di edifici che si fanno feticcio e non di uomini che ci vorrebbero vivere. Siena è il palio non piazza del campo, Firenze è Dante non Palazzo Vecchio.

Da decenni non una idea nuova con quei manifesti che allo scadere del ‘900 in vista del 2000 non scelsero il futuro e la città giovane si fece vecchia da se. Lo slogan era “città del novecento” ma stavamo già nel secolo dopo. Qui si vantano del fascio-comunismo le tragedie totalitarie del secolo scorso. Qui i civici si fanno autoerotisti e le parti non esistono nel “si salvi chi può, come può”.

Qui non si dialoga, si monologa. Nel mondo il discorso è breve, qui conta chi parla tanto e non dice niente. Qui siamo aristotelici chi non è con me è contro, non c’è l’idea della dialettica che non vede nemici ma parti che fanno sitesi per ragioni diverse.

A sinistra fanno un giudizio di Dio su “Coletta sì, Coletta no”, umiliante per una parte che eredita una storia secolare e di leader ha avuto Gramsci, Turati, Togliatti, Nenni… A destra litigano se è meglio Zicchieri di Procaccini, fin dove Fazzone si è legato al dito lo sgarbo di Fratelli d’Italia nella sua Fondi.

C’è sempre una ambizione prima.

Coletta non è il problema della sinistra, lui ha il problema di vincere e deve “convincere” sapendo che il bluff, se funziona, funziona una volta sola.

Fondi e Terracina non sono il nodo del centro destra a Latina, perchè è un’altra città e gli elettori a scatola chiusa non comperano più e puntano ai chilometri zero.

Poi ci sono i corsari della politica quelli che pensano alle loro virtu’ e non sanno neanche dove sta Cucchiarone, Borgo Faiti e a Chiesuola cercano il mare, a Pantano d’Inferno pensano alle messe sataniche.

Latina è difficile, ci vuole il fisico che in politica sono le idee, non ripetute ma pensate. Qui hanno pensato il nucleare quando non c’era, hanno costruito un mondo dove non c’era, ora non meritiamo i pappagalli.