“Agnesina” Andreose, la gigante di Latina dal cuore grande

“Agnesina” Andreose, la gigante di Latina dal cuore grande

18 Ottobre 2020 1 Di Emilio Andreoli

A chi ha la mia età, ma anche un po’ più grande o un po’ più piccolo di me, non può essere passata inosservata Agnese Andreose, che molti chiamavano Agnesina, la donna più alta di Latina. Una gigante dal cuore grande. Superava abbondantemente i due metri, con ai piedi delle scarpe misura cinquantasei. Una donna eccezionale, non per le sue misure, ma per la sua dolcezza. Molti la ricordano sulla sua Lambretta 50 o dentro la sua macchina, una DAF verde pisello. Io vi racconterò un po’ di lei e della sua breve esistenza…

 Di Latina ho raccontato tanti personaggi, quasi tutti hanno fatto parte del mio tempo, hanno attraversato la mia vita e alcuni di loro mi sono rimasti più legati nel cuore dei ricordi. Tra questi c’è la gigante buona, Agnese Andreose, oltre due metri di bontà e gentilezza. Anche se, la prima volta che ascoltai la sua voce ne rimasi spaventato.

Mia madre mi racconta spesso un aneddoto accaduto con Agnese, quando ero bambino. Eravamo in un negozio e io stavo nel passeggino. All’improvviso sentii un gran vocione e allora spaventato chiesi a mia mamma “Ma chi è il lupo?” immagino la figuraccia che le feci fare, anche se Agnese poi mi sorrise.

 

Agnese e la sua storia

Agnese nasce a Latina il 17 febbraio del 1946, i genitori sono arrivati dal Veneto subito dopo la bonifica. Lei è la quarta di nove figli, ha due sorelle e sei fratelli. I genitori si accorgono subito che quella bambina ha una disfunzione, perché cresce in maniera smisurata rispetto agli altri figli. La diagnosi è più che chiara, Agnese è affetta da gigantismo e cresce giorno dopo giorno senza mai fermarsi.

Il papà e la mamma purtroppo sono persone umili e non hanno le capacità economiche per mandare avanti quella famiglia così numerosa, e Agnese è costretta anche a lasciare la scuola dopo i primi anni delle elementari. Peccato perché è la più brava della sua classe. Quindi rimane a casa a fare i lavori domestici aiutando la mamma.

Agnese ha quindici anni ed ha voglia di lavorare, vuole essere economicamente indipendente, è vero non ha studiato, ma ha un’intelligenza pari alla sua altezza, abbondantemente superiore alla media. I fratelli, che l’adorano, cercano di aiutarla, anche se non è semplice trovarle un lavoro. Solo una persona a Latina potrebbe aiutarli, e quella persona è Santino Palumbo, perché è un imprenditore che ha un grande cuore, come quello di Agnesina, ma sa anche capire chi vale e chi no.

 

La donna che lavorava per quattro

Non c’è da parlare molto con Santino, lui guarda quella ragazza, che già sfiora i due metri, e le dice categorico: “Da domani vieni a lavorare qui, però guarda che qui si lavora duramente”. A lei non sembra vero, e poi il lavoro pesante certo non la spaventa. Inizia così il giorno dopo a lavorare nella fabbrica di mattonelle che Santino ha a Campo Boario.

Agnese Andreose

Agnese è un rullo compressore e se ne accorgono presto anche i suoi colleghi. Ci vogliono quattro persone per fare quello che fa lei da sola. Gli uomini portano una confezione di mattonelle e lei ne porta quattro e sembra che neanche fatichi. Diventa la cocca di Santino che le fa fare pure le scarpe su misura da un ciabattino di Cori. Quando Santino apre in via Piave il Centro Ceramiche Palumbo, oltre ad altri venditori  vuole anche lei in quella nuova struttura come tuttofare. Agnese vende, carica, scarica, non si ferma mai. Si fa subito apprezzare dai clienti che quando vanno ad acquistare vogliono solo lei. E proprio loro le danno il soprannome di “Agnesina”.

Agnese con la sorella Anna

Ora Agnese è economicamente indipendente, e la prima cosa che compra è una Lambretta 50, così non deve chiedere più favori o passaggi a nessuno. Ed è facile incontrarla per la città dopo il suo lavoro con quella lambrettina che sembra così piccolina con lei sopra. Nel suo corpo gigante vive la sua normalità della vita. Va spesso in chiesa, perché molto religiosa, e partecipa a tutte le processioni che fanno a Latina.

 

L’incontro con la sorella Giuseppina e la sua prima nipote Nadia

È pomeriggio quando incontro Giuseppina e Nadia, sorella e nipote di Agnese. Siamo rigorosamente in mascherina, ma gli occhi di Giuseppina mi ricordano tanto quelli di Agnese, la sua altezza proprio no e credo che pure il carattere sia abbastanza diverso. Giuseppina è una persona silenziosa, e ama farsi i fatti propri mi confida. Nadia è la figlia ed è lei che ha combinato il nostro incontro.

Agnese in gita con la sorella Giuseppina

Mi dica un po’ di Agnese, che tipo era, come ha vissuto la sua vita

Agnese era una persona straordinaria, adorava la sua famiglia, voleva che stessimo sempre insieme. Era lei che sapeva aggregare, a Natale o alle feste comandate organizzava per stare tutti uniti. Era felice quando ci riunivamo, riusciva a mettere in braccio quattro nipoti insieme, aveva una forza incredibile

 

Come viveva quella sua disfunzione che l’aveva fatta crescere a dismisura?

 Lei la viveva tranquillamente. Quando uscivamo eravamo noi che notavamo gli altri che la guardavano, ed eravamo pure infastiditi, ma a lei non fregava nulla, andava dritta per la sua strada. Viveva anche normalmente la sua femminilità. Adorava le collane e i vestiti, che ovviamente faceva fare su misura, come le scarpe. Per la sua disfunzione fu operata due volte, perché continuava a crescere, ormai aveva superato abbondantemente i due metri. La vennero anche a cercare per fare un film dal titolo “la donna cannone” e l’avrebbe pure fatto, ma poi non se ne fece più nulla.  Quello che mi rimarrà di lei è la sua bontà d’animo, era una persona buona e ce lo dimostrava ogni giorno con la sua dolcezza e la sua delicatezza, chi l’ha conosciuta sa di cosa parlo

 

La nipote Nadia, quando si parla di sua zia Agnese si commuove:

Mia zia non poté finire neanche le elementari, ed era molto dispiaciuta per questo. Pensa che i ragionieri che lavoravano da Palumbo, per fare i conti, usavano la calcolatrice, lei in un attimo li faceva a mente e li bruciava sul tempo, era più veloce di loro

Agnesina a Capo Portiere

Agnese per ragioni fisiche abbandonò la sua Lambretta e comprò una macchina, una Daf verde pisello, ma dopo un’ulteriore operazione alle ginocchia fu costretta a cambiarla per una Volvo che fece modificare con tutti i comandi sul volante. Il 28 luglio del 1990, dopo un attacco cardiaco, fu portata al pronto soccorso dove la tennero per due giorni, poi la dimisero e dopo due ore morì nel suo letto di casa.

Sono passati trent’anni, ma Agnesina la ricordo bene a spasso per Latina, non l’avrei potuto dimenticare anche se non è stata un’imprenditrice o una persona famosa della mia città. Agnese è stata soprattutto una donna, che ha portato con forza e coraggio la sua disfunzione. La ricordo sulla Lambretta, sulla Daf e sulla Volvo, ma forse la ricordo anche… quando quel giorno che stavo sul passeggino e mi sorrise.

 

Ringrazio la sorella di Agnese, Giuseppina Andreose e la sua prima nipote Nadia Squerzanti. Inoltre ringrazio Egidio Palumbo.