Covid 19/ Mi sono infettato di meschinità: l’altra faccia inumana della pandemia

Covid 19/ Mi sono infettato di meschinità: l’altra faccia inumana della pandemia

29 Ottobre 2020 0 Di Lidano Grassucci

MI chiama un mio amico, dice “il mio tampone è positivo”. D’istinto mi viene da dire “come stai”, ma ho in testa le ragioni della paura che ci fa bestie tutti e conto i giorni della distanza dal nostro ultimo incontro.

Poi.., poi mi fermo e mi sento vile, sento che mi sto facendo rubando dalla paura l’unica cosa per cui val la pena vivere: l’umanità. Penso a lui, che mi rassicura, poi a chi ho incontrato e non vorrei aver fatto male. Stringo la mascherina sulla faccia, sto perendo la mia faccia, quella che ho costruito per tempo di rispetto i me nel rispetto degli altri e nella certezza che solo gli imbecilli pensano a salvarsi da soli, perchè non sanno che i soli sono morti che non hanno mai vissuto.

Ma il nostro incontro è lontano, è irragionevole temere, ma in una frazione di secondo ho sentito come quelle cose viste in tv, scritte, come autobiografiche.

Non ho paura, se le cose debbono capitare capitano, ma quando sono vicine e le puoi aver toccate con mano è come aver carezzato un serpente, sentito un brivido nero vicino.

Poi mi sono ricordato chi sono io, che la cura per ogni male per mio padre era dormirci sopra, per me scherzarci come mi viene e come si conviene ho preso in giro per prendermi in giro.

Ma confesso quell’attimo di egoismo all’inizio mi ha fatto avere ribrezzo di me, la paura mi stava rendendo meschino e questo, credo, sia il male vero di tutto questo mondo triste.

Ma riusciremo forse a non farci mangiare dalle cattive paure a a rispondere a chi dice che sta male non con la paura di ammalarci, ma con il bisogno di aiutarlo.