Tempi sospesi e l’ode, non richiesta, ai bar di Latina

Tempi sospesi e l’ode, non richiesta, ai bar di Latina

29 Ottobre 2020 0 Di Lidano Grassucci

Si fa sera ogni sera. Avevamo ingaggiato una lotta contro il buio da tempo immemorabile, dal fuoco. Dal tempo del fuoco abbiamo iniziato a capire che per battere la notte ci voleva la luce, poi abbiamo aggiunto che serviva qualcosa che ci desse calore da dentro. Se il fuoco inizia la lotta contro le tenebre è l’oste col suo vino che la vince definitivamente. Oggi il caldo è artificiale e il vino è altra cosa ma resta l’oste. Vi dico questo per capire l’importanza dei bar. I bar di Latina hanno sempre avuto fretta, erano, e sono, poco di carte tanto da mostra, da vetrina degli astanti. Ma ora, ora che li hanno accorciati, che la notte rimaniamo soli, Ecco, ci sentiamo soli, manca la luce dell’insegna che “schiara” il marciapiede, manca  la signora elegante che con l’amica altrettanto vestita parlano di ogni cosa e di niente a loro modo in maniera irriverente, mancano i ragazzi con la loro forza di vivere che è sfacciata e impertinente. Mancano i signori che la sanno lunga sul mondo, sul covid e sulla Cina che niente gli sfugge perchè è di niente che hanno bisogno.

Latina con i bar “ristretti” alle sei è afona, è mancante. E ti accorgi di quanto conta il bar ti accorgi dell’indispensabilità del Mimì, dell’uomo di Cisterna al Savoia, delle ragazze che mischiano gli ordini del Vergnano, della cortesia antica di fare in un angolo degli artisti la prova che un Campari è qualcosa di più. O il Poeta invocato da sempre ora pare sconttao, ma quanto ci era mancato quando lo avevano dimenticato. E Turi Rizzo che dai dolci non capisci se sei in sicilia, in Tunisia, a Milano o solo tra mille foglie. Alla fine della via la vedi la città che si avvia a periferia e il confine è il Friuli da evocare ed il Viennese è diventato un numero ma dentro sanno ridere per il tempo di un The, possibilmente verde. Lontano tra l’ospedale della speranza e il campo del Coni dove corrono anche i gatti c’è un oste piccolino che è orgoglioso di servire anche una spremuta di pompelmo. Nei borghi non è da meno cito per tutti il bar Lodi del Carso che se i clienti alle sei non hanno “ombra”, lui porta lo spritz a casa

Al centro il circolo cittadino, il bar complicato dal bisogno innato di far circolare umori e idee, idee e gente che del piacere capisce il tempo.

I moralisti hanno chiuso i bar, diceva Guccini. Sarebbe romantico pensarlo, ma l’ha chiusi un mostro così piccolo che può uccidere e ci mancano le fanfaronate, le discussioni assurde sulla vita e sul mondo.

Ci manca il bar. A Latina è sera, ragazze vanno via in fretta, signore guardano le vetrine per gli abbinamenti su quel vestito che hanno già e vanno via. I cani portano a spasso i loro padroni, i gatti si nascondono in alto.

Come è triste Latina senza bar.