Coletta libera la torre comunale che resta bassa e dritta
18 Novembre 2020Note di lettura: questo articolo va letto con la capacità dei paradossi, il gusto dello sfottò e una buona dose di ironia. Con questi ingredienti esce un piatto dal gusto forte
Hanno tolto i tele, ora tolgono l’impalcatura e “liberano” la torre comunale di Piazza del Popolo, quella con l’orologio. Lavori di manutenzione dice il sindaco Damiano Coletta. Certo che ci mancava l’ora del grande orologio marca Trebino che fa di ogni città italiana una città.
Ci passo sotto col mio amico, e maestro di pensiero Damiano (che non è il sindaco ma suo “minomo“), che guarda e mi dice sicuro: “certo Lì, già che ci steveno la potevano fa na cica più ierta” (trad. “visto che ci hanno messo mano la potevano alzare un poco”). Effettivamente i suoi 32 metri di altezza sono nulla rispetto alle torri civili intorno: il palazzo Pennacchi, la Torre Pontina, il rudere del Key. Na torretta si direbbe che fa poco onore al prestigio pubblico del “Comune”. Poi a Domiano viene una idea geniale, ho amici geniali: “e se la facevano na cica storta era puro meglio”. Ha ragione, se la storcevano un poco in una città quadro e squadro sarebbe stata una rivoluzione estetica formidabile, avremmo fatto concorrenza a Pisa e saremmo entrati nelle libertà repubblicane e non nel codinismo nostalgico.
Storta e più alta, sarebbe stato figo a di sinistra, come la piramide al Louvre, una rottura.
Ma la fantasia non abita qui, è bandita è cosa propria di quell’inaffidabile pensiero dello sfottò lepino che non si addice ai seri maestri di pensiero di questo piano piatto in una città quadro e squadro: senza cupole, senza curve, senza su e giù, senza storto, senza torto e quindi senza ragione.
Comunque è fatta: Coletta ci ridà la torre comunale, tal quale ma almeno sapemo l’ora.


