Simona Perrelli e il mio ultimo saluto

Simona Perrelli e il mio ultimo saluto

22 Novembre 2020 1 Di Emilio Andreoli

In questo 2020 morire sembra essere diventata una normalità più del dovuto, siamo quasi assuefatti con i numeri impietosi che ci vengono comunicati ogni giorno. Ma poi quando ti muore una persona cara ti accorgi della vita e di quello che siamo. Siamo un soffio di vento, un lampo, un punticino nell’universo. Però in quel piccolo frangente siamo tutto e possiamo lasciare un segno. Simona Perrelli  il suo segno lo ha lasciato, lo ha lasciato in me e in tutti quelli che l’hanno conosciuta, e io cercherò di raccontarvela…

 Adesso andare a un funerale è come andare in trincea, la paura è tanta ed è giusta averla. Ma oggi ho sfidato il nemico, ed è già la seconda volta in trenta giorni. Circa un mese fa ho perso Danila, la mia amica del cuore e ora la mia cara Simona. Non potevo non dare loro il mio ultimo saluto.

Eravamo in pochi, sparsi in una chiesa troppo grande come quella del Sacro Cuore, a salutare Simona.Il prete dice le solite cose giuste per chi ci crede. Io che faccio una gran fatica nel credere immagino Simona e la sua voglia di vivere. Aveva cinquantatre anni e per me che ne ho sessantuno era giovanissima. Perché la ricordo bambina, quando passava con la sorella maggiore sotto i portici. Si chiamava Anna la sorella e l’avevo conosciuta nell’adolescenza, una bellissima ragazza, e anche lei purtroppo non c’è più già da tanti anni.

Simona, figlia di Alfonso Perrelli ex proprietario del tabacchi del bar Mimì, si era diplomata alle magistrali ed era una campionessa di tiro a volo, aveva partecipato anche a gare nazionali. Una ragazza dolce, ma decisa. Era anche un’appassionata d’arte e proprio per questa passione ci eravamo ritrovati nel 2014 nel mondo virtuale di Facebook. Io avevo appena fondato un gruppo “Cultura Pontina”, e quindi la incontrai per un caffè. In quell’occasione le chiesi se poteva darmi una mano nella gestione del gruppo.

Simona Perrelli premiata in una gara di campionato italiano di tiro a volo

Rimase lusingata dalla mia proposta e con entusiasmo accettò. Ci incontrammo tante altre volte in quel periodo e, tra un caffè e un altro, nacque l’idea di organizzare la nostra prima mostra in assoluto. Era giugno del 2015, si preannunciava un’estate molto calda. In pochissimi giorni riuscimmo a trovare dodici artisti disposti a partecipare, alcuni esordienti e altri di grande spessore, tra cui il maestro Antonio Farina e il maestro Mario Iavarone, che accettarono di esibire le proprie opere insieme a degli esordienti.

io e Simona nella Casa del Combattente per la nostra seconda mostra

Per la location decidemmo di provare al Museo della Terra Pontina, contattammo la direttrice Manuela Francesconi che con entusiasmo ci diede il consenso, nonostante fossimo un gruppo Facebook  e non un’associazione. Insomma eravamo i precursori di un’idea che da virtuale passava al reale. Ma io venni attaccato da un pittore abbastanza noto a Latina che criticava il fatto di dedicarmi alla cultura, e mi diede del ridicolo. Secondo lui un imprenditore non poteva dedicarsi alla cultura, come se ci fosse un’esclusiva in tal senso.

Il pienone di pubblico nella seconda mostra nella Casa del Combattente

Io che, ancora oggi,  ho bisogno di alimentare sempre l’autostima, decisi di non fare più nulla, e lì conobbi la vera Simona e la sua determinazione. Con santa pazienza mi convinse ad andare avanti e il 4 luglio, con un caldo soffocante, senza i condizionatori funzionanti all’interno del museo, inaugurammo la nostra rassegna collettiva “Mettiti in mostra”. Fu un successo inaspettato. La nostra prima era andata alla grande, alla faccia di tutti i detrattori.

Sulle ali dell’entusiasmo decidemmo di organizzare a dicembre, dello stesso anno, la nostra seconda mostra in un altro luogo storico della città, nella Casa del Combattente in Piazza San Marco. Non a caso la chiamammo “Immagini e Storia”. Riuscirono a prenotarsi i primi quattordici artisti che risposero al post del nostro gruppo, i ritardatari purtroppo non li potemmo accettare per mancanza di spazio. Aderirono artisti come Gino Di Prospero, Valerio Libralato, Antonio Farina, Giuliana Bocconcello e altri bravissimi pittori.

La locandina con i nomi degli artisti curata da Simona Perrelli

Il 6 dicembre, giorno dell’inaugurazione, ci fu il tutto esaurito. Quella sera io e Simona eravamo stravolti, ma felici. I nostri sforzi erano stati premiati. Nei giorni successivi vennero addirittura delle scolaresche a farci visita, per nostra grande soddisfazione. Il nostro piccolo capolavoro era compiuto, ma non eravamo ancora del tutto appagati.

In quei giorni avevo conosciuto per caso, nel mio negozio, una ragazza lituana, Aurelia Matuleviciuté, una musicista di fisarmonica. Le chiesi se poteva suonare qualche pezzo nella nostra mostra, le dissi anche che non avevamo disponibilità economiche, ma che le avremmo fatto pubblicità, quando mi disse sì la misi subito in contatto con Simona.

Simona invece convinse un altro musicista e poeta, Massimo De Martino, a recitare le sue poesie accompagnato dal suono della chitarra, fu una bellissima esibizione. Aurelia invece fece un concerto stupendo nella serata conclusiva, rimasero tutti a bocca aperta per la sua bravura, se ci penso mi vengono ancora i brividi. Quella fu l’ultima mostra che organizzammo insieme io e Simona. Purtroppo per il mio lavoro non ebbi più la possibilità di dedicarmi a quegli eventi.

Simona Perrelli e il suo sorriso

Al contrario Simona ha continuato ad organizzare mostre, sembrava fosse nata per quel lavoro. Ogni volta che ci incontravamo ci facevamo sempre la stessa promessa, quella di organizzare il nostro terzo evento. Poi un giorno di tre anni fa mi disse che non stava molto bene, e che nessun medico riusciva a capire cosa avesse. Era stata colpita da una malattia rara degenerativa che purtroppo non le ha dato tregua.

Simona non ha avuto una vita semplice, prima la perdita della amata sorella Anna e poi qualche anno fa quella della mamma, ma nonostante tutto si è sempre rialzata, grazie anche all’amore della sorella minore Marta e le sue due nipotine che adorava. Se si potesse scegliere una sua virtù ed averla in eredità, sceglierei la sua determinazione.

Latina perde una donna importante, un’animatrice culturale che avrebbe potuto dare ancora molto alla sua città, con le sue tante idee. Appena sarà possibile vorrei organizzare una mostra e dedicarla alla sua memoria. Magari Simona mi seguirà dall’alto e calmerà, come sempre, le mie mille ansie.

Artisti, tenetevi pronti che si parte…

La foto di copertina dove Simona sembra applaudire alla vita, è di Anna Lisa Di Vaio.