Deep state all’italiana/Il complotto di fare il proprio dovere di Davide Facilepenna

Deep state all’italiana/Il complotto di fare il proprio dovere di Davide Facilepenna

8 Dicembre 2020 0 Di Fatto a Latina

Sono stato sul punto di intitolare questo mio contributo “Deep State all’Amatriciana” ma avrei rischiato di dare una accezione negativa ad un termine che richiama uno dei miei piatti preferiti, oltre che lo splendido paese sabino colpito dal terremoto nel 2016.
Ho optato allora per un titolo che rimanda ad una lunga tradizione di commedie prodotte dal nostro cinema dal dopoguerra ad oggi (da Divorzio all’Italiana Pietro Germi ad Omicidio all’italiana di Maccio Capatonda) perché non trovo altre parole per definire un (presunto) scandalo che avrebbe visto apparati dello Stato operare contro l’interesse nazionale, al punto da spingere alcuni onorevoli dell’area sovranista a chiedere spiegazioni al Ministro dell’Interno.
L’episodio è semplice ma il rumore è tanto: Una giornalista RAI durante una diretta su una qualche piattaforma informatica insieme al redivivo Casarini ringrazia…. quelle poche Forze di Polizia e dell’Ordine, Guardia Costiera e
Guardia di Finanza, che ci hanno dato delle informazioni sottobanco e che stanno lavorando e continuano a lavorare con le con le ONG per salvare vite umane.
Come succede in questi tempi, senza verificare l’attendibilità delle parole pronunciate e senza magari cercare di capire tutto il contesto del discorso oppure chiedere spiegazioni alla giornalista, si denuncia dalla parte destra della nazione, l’evidenza del Deep State italiano che vuole riempire il suolopatrio di stranieri invasori.
Con i marinai ed i finanzieri che diventano i traditori della patria, anzi la quinta colonna dell’immigrazionismo globalista agli ordini del terribile Soros. Finalmente qualche abitante dei nostri lidi che ha passato le giornate di ottobre pensando di essere un elettore repubblicano del Michigan il cui voto è stato taroccato dall’FBI per far vincere Biden, ha avuto la certezza di essere vittima del grande giogo globale antinazionale.
Tutto, tra l’altro, con un incredibile e formidabile cambio di registro, perché poco più di un anno e mezzo fa era accaduto l’esatto opposto con la vicenda della Sea Watch 3.
Nel giugno del 2019, la Capitana Carola nel tentativo di far attraccare una nave carica di immigrati a Lampedusa, schiacciò una motovedetta della GDF sulla banchina del porto locale. In quel caso, i grifoni di mare, per altri italiani, erano diventati gli sgherri del sovranismo disumano al soldo di Trump (per interposto Salvini) e venivano invece invitati dai patrioti e neo-crociati da salotto ad affondare i barconi con gli invasori di pelle scura (sempre coraggiosi ed implacabili i nostri connazionali soprattutto se seduti sul divano e quando rischiano altri).
Come allora alcuni commentatori chiesero che i finanzieri fossero indagati come feroci torturatori dei poveri immigrati (anche se in realtà furono speronati loro), oggi si chiede che vengano individuati e puniti i militari ed
agenti che attentano alla sicurezza nazionale in quanto (questo accaduto sul serio) tra gli immigrati possono nascondersi anche dei terroristi.
Qual è la verità? Nel caso specifico non posso saperlo anche se credo che il senso delle parole della giornalista fosse diverso da quello ipotizzato dai sostenitori della “ tesi Deep State”.
Probabilmente con le informazioni che ci hanno dato si riferiva esclusivamente alle notizie che qualche volta trapelano dalle forze dell’ordine o dalla magistratura e servono a rendere più corpose le cronache giornalistiche, mentre nella collaborazione con le ONG si riferiva esclusivamente al soccorso in mare delle imbarcazioni in difficoltà.
A prescindere da tutto, a me pare proprio difficile credere all’ ipotesi prospettata in questo caso, come del resto non è plausibile l’accusa di servilismo sovranista precedente.
Gli uomini e le donne in divisa possono sbagliare ed essere anche pessimi. Capita purtroppo pure che taluni si rivelino delinquenti. Ma quando delinquono o violano le leggi, lo fanno sempre e solo pro domo eorum; che lo facciano agendo come una sorta di deep-state de casa nostra va bene per qualche romanzo di fantasia.
Tendenzialmente chi indossa la divisa, a prescindere da cosa voti, una volta svolto il compito che gli viene assegnato giornalmente, pensa più che altro a tornarsene sano e salvo a casa sua dove, come tutti, deve affrontare le vere
questioni sul senso della vita ….come pago il mutuo ?….a chi lascio i bambini domani…?

Davide Facilepenna