8 dicembre: la madre universale di tutti i tribolati ultima speme

8 dicembre: la madre universale di tutti i tribolati ultima speme

8 Dicembre 2020 0 Di Lidano Grassucci
In questo tempo che pare essere di tempo sospeso, cerchiamo il segno di una ragione, di una intenzione di non fermarsi ed avere paura. Non ho il dono della Fede in cui sono stato educato, rigorosamente. Questo scritto è solo il senso di una educazione, è una “ragione” di una educazione. E’, consentitemelo, la cultura profonda della mia gente, della mia famiglia. Nulla di più, non me ne vogliano i teologi, non me ne vogliano i sacerdoti, non me ne vogliano quelli che hanno fatto, come me, della della Ragione l’unica ragione. Ma quando il cielo è grigio, piove, la gente sta male, la malattia uccide c’è la speme e nella paura cerchi la madre.
Dio vi salvi, Regina
E Madre universale,
Per cui favor si sale
Al paradiso.

Voi siete gioia è riso
Di tutti i sconsolati
Di tutti i tribolati
Unica speme.

Dio vi salvi Regina, San Francesco di Geronimo

Siamo segnati tutti, nessuno escluso, dalle parole che ci hanno detto da bambini. A me dissero di guardare in alto e non alla altezza degli occhi. In alto negli angolo dei palazzi c’era una donna che salutavano in latino “ave Maria”. Macchie celesti e d’oro in angoli di palazzi grigi e la gente si segnava come a togliersi il cappello, come a salutare una persona conosciuta.

Ecco, come una persona conosciuta. Quella figura era nel silenzio caldo dell’estate, era anche nel rumore della tempesta d’inverno. Il miracolo era sempre lo stesso che pareva rispondere al saluto e guardare proprio te. Se eravamo in tre ciascuno era guardato nel medesimo modo.

La salutavano le signore devote nei loro scialli, i signori devoti ai loro affari e i tribolati devoti alla speranza che era l’unica che avevano.

Non so di peccati originali attaccati o memo, di esenzioni per quella donna sono cose di cui capiscono i preti, ma del mio so con certezza che non ti perdevi, che chiedevi al viandante che veniva da dove dovevi andare se era giusto il viaggio che tu stavi per auspicare, lui per ringraziare ma nella medesima speme.

Mio padre con la Vespa la salutava all’inizio della salita per sperare nella corsa, poi alla fine per ringraziarla del viaggio, un saluto come si fa a chi conosci ma nel rispetto di chi è più grande, chi è madre.

Ogni volta che capita di 8 di dicembre senti che è una porta, poi c’è una storia lunga fatta di gesti, di appuntamenti ma si inizia come nel viaggio auspicando la protezioni. Verranno potenze, avverranno miracoli, la storia si farà Storia ma ogni cosa inizia da una madre e questa è universale. Madre di ogni vita, protezione ad ogni male e chi non ha che le mani, chi ha già il segni che pare questa vita non voglia accoglierli, trovano la speranza di non essere di più, di avere un senso, un amore, diritto alla bellezza.

La vita, il pensare ti portano ovunque, anche oltre il mare, ma abbiamo lo stesso pensare, lo stesso sentire in un madre universale che ha il volto così uguale alla madre che viene a generare e lo vediamo tutti il medesimo amore, nessuno escluso.

Quella effige agli angoli di strada, dentro chiese misere, o quelle della potenza della Chiesa, del vanto dei signori è sempre uguale, pare madre mia.

Anche di chi non ha il dono di credere, ma l’educazione che ha creduto.

Noi miseri accogliete
Nel vostru santu velu
Il vostru figliu in celu
À noi mostrate.

PS: Dio vi salvi Regina è un canto scritto in latino nel 1097 in latino da Edemaro di Monteil. Fi tradotto in italiano volgare da San Francesco di Gironimo nel 1676. Fu scelto nel 1735 come inno dell’indipendenza dei corsi dalla consulta nazionale di quel popolo. Da allora segna l’amore, l’orgoglio dei corsi nel corso della loro tribolata storia.

Nella foto: Fuga in Egitto, cappella degli Scrovegni Padova