Il compleanno di Latina che non riesco a festeggiare perché esclude ed è bugiardo

Il compleanno di Latina che non riesco a festeggiare perché esclude ed è bugiardo

17 Dicembre 2020 1 Di Lidano Grassucci

Mi piacciono le feste, mettono allegria. Pardon, non tutte. Il 18 dicembre, dicono, sia il compleanno di Latina e fanno festa incensandosi con autocitazioni di bellezza, con retoriche nate già vecchie e con il tempo divenute riti senza fede. Non posso essere della festa perchè sono di quelli che c’erano prima, sono di quelli che non hanno in proprietà questa terra, sono questa terra. Qui non c’era nulla da fondare perchè la civiltà era cresciuta testarda come un albero di fichi, come un ulivo, come l’acqua che non voleva andare al mare. Qui era tutto fondato anche se affondava. Cosa vuoi fondare se hai già per fondamenta la via Appia? Che era strada quando altre strade non esistevano e collegava Roma al mondo, all’oriente che farà una Roma ancor più Roma. Una strada che collegava Roma a Roma e in mezzo c’era Roma. E Roma si chiama urbe, città. Da Roma a Costantinopoli… E noi festeggiamo il compleanno per l’edificazione di qualche edificio quadro e squadro. Poi, poi sono di liberi butteri e non di inquadrati militi, qui c’era la libertà che è stata imbriguata negata, cacciata. Non posso trovare questa festa come mia festa, la Corsica non l’hanno fatto i pied-noir reduci da una Algeria liberata dal giogo francese, l’America l’avevano “abitata” già i pellerossa e c’era prima di essere scoperta, come l’Australia. Non posso stare allegro nel giorno in cui un dittatore disse: via voi, questa è roba mia.

Qui, c’era un mondo che non era il vostro mondo ma non si può dire che non esistesse. Qui c’era Satricum, Fogliano, tres Tabernae, Foro Appio dove si ferma non uno scappato di casa ma un signore, san Paolo, che inventa l’occidente dando cervello alla sua fede.

Latina è la mia città ma non posso festeggiare una data in cui è fondata rendendo infondate le mie radici. Latina ha cento e cento e ancora più cento di anni e “affonda” nella storia del mondo: una antica città nel paese che ha più memorie antiche del mondo.

Poi qui vennero in tanti, come in ogni città del mondo, tutti fratelli, tutti accolti con il rispetto della vita che qui venivano a sperare, ma questo non esclude che quando sono arrivati trovarono chi già c’era. Poi… poi mio padre vide mia madre che era così bella che non badò ad altro, lui setino nazionalista, lei veneta che andava in bicicletta, hanno aggiunto l’amore non escluso il tempo. Mia nonna paterna chiamava questo posto Piscinara, nonna materna Littoria, si parlavano poco, quasi niente, ma mi amavano veramente.

Nella foto Satricum che c’era prima della fondazione, prima del compleanno.