Il prossimo anno farò un Natale pieno di gente, farò come faceva papà

Il prossimo anno farò un Natale pieno di gente, farò come faceva papà

25 Dicembre 2020 0 Di Lidano Grassucci

Del volte i m’arcordo quíi Nadali
Quand’i ero un bambin:
La sfrúmmia del vacanze, dla valísglia
Al sconsummo dla strada a la stazion
A pée, ma alora a s’ caminava verodío
E me babbo davanti con al peso e mí e mé madre’ddré

…..

Babbo, perché noialtri a ‘n se sta ed ca’ a Bologgna?
Eee, magara!

Francesco Guccini, Natale a Pavana

Dio mio che noia oggi, un Natale dove non ti sposti. Dove stai fermo, come i sassi. Da me non c’era festa per via dei guai sempre lì a rovinare ogni festa e per questo si evitava la festa non la rovina.

Ora, ora che ci penso invece era bello. Mio padre non era uomo che mostrava ma quel giorno dovevamo andare, tornare, da mamma sua. Sapeva a memoria menù e sapori e non si stupiva, ma non cambiava di una virgola. Non mi chiese mai nulla nella vita, ma una volta di “comperargli il capitone sì”, perchè nonna non lo poteva fare più e mamma non ci pensava proprio. Da allora fu il mio regalo a lui, un pezzo piccolo, piccolo ma per lui era tesoro del mondo.

Dicevo del viaggio di Natale, vestiti come si deve e ordinati come non si poteva fare altro si partiva e la strada era un fiume, un fiume di gente tutta ben vestita. Papà pareva un generale che programmava una missione che era raggiungere la lasagna e il panettone era solo Alemagna e doveva bastare (il pandoro era lontano da arrivare).

Arrivavamo e subito mi nascondevo sotto il tavolo grande dove avevo nascosto le mie macchinine, un giapponese con la scimitarra e una busta di sudisti e una di nordisti che ci giocavo con Alfredo o Giancarlo che non volevamo crescere mai. Perchè diventare grandi se qui c’era ogni cosa.

I tempi parevano lunghi lunghi, papà era già al bar per fare gli auguri agli amici, mamma parlava con chiunque venisse a fare un presente e pareva destinata a non tacere mai. E nessuno sfigurava quella mattina.

Sotto casa lo struscio di signore che si facevano guardare per il nuovo cappotto, o il collo che era stato prima qualche animale e qualcuno indossava un’auto americana o rarissime Volvo, ma tutti si fermavano quando di scena era un’Alfa, che era un’altra razza.

Dio mio ho mischiato, era pronto a tavola e io mi cominciavo a lagnare: il brodo di pollo no… Mamma era dura: o questo o niente. Nonna paziente pescava tutti i tortellini e toglieva anche la memoria del brodo dal mio piatto perchè non farmi mangiare era pericolo mortale e mia sorella cercava un capriccio per farsi notare. Ogni Natale uguale, ora mi manca tutto questo perchè è tutto diverso.

Papà spariva era tempo di passare la mano e di andare con gli amici, ed io vestito facevo la mia corsa a cercare qualcuno vestito bene come me per sporcarci tutti e continuare a imparare a stare in questa vita. Ne è valsa la pena? Ma sì, ne vale la pena.

E l’anno prossimo tornerò a respirare la piazza come faceva papà, se mi sarà dato di essere della partita.