L’arancio, la sua leggenda e quel suo colore

L’arancio, la sua leggenda e quel suo colore

4 Febbraio 2021 0 Di Lidano Grassucci

Melangola la chiamava mia nonna ed era il frutto che segnava l’inverno, lungo. Melangola è l’arancia che altrove chiamano altrimenti, in italiano arancio. Un frutto che mi ha sempre dato il senso, il segno, di un’ancora di salvezza in un mare di freddo. Sì, perchè era il sole quando il sole indossava il cappotto dell’inverno, e in quel gelo sbucciavo l’arancia ed era come avere in mano il sole. Il colore era proprio il ricordo del sole che c’era stato e forse, dico forse, sarebbe tornato ma non con fretta. Da sempre quel colore in quel frutto è per me il vecchio con il cappotto, il pastrano, che mi porge un melangolo per farmi grande . Poi da grande ho cominciato a leggere di avventure, di pirati e di marinai e di una malattia brutta, brutta ma una “spremuta” da cancellava, lo scorbuto. Forse per questo “miracolo” nonna diceva “fa bene, magnate no melangolo”. Le cose, passa il tempo, ti restano dentro e capisci perchè una cosa ti piace o ti dispiace, ti ricorda o ti dimentica.

Melangola è un pezzo di sole e gli spicchi sono i suoi raggi, Sarò per questo che il colore arancio rende elegante chi lo indossa, fosse anche un frutto, un fiore, un ricordo, un amore. E che profumo.

LA LEGGENDA DELL’ARANCIO

L’albero dell’arancio viveva in un’isola meravigliosa, una terra circondata da un mare limpido e azzurro dove il sole  risplendeva anche in inverno e non faceva mai freddo.

L’arancio era sempre ricoperto di foglie verdi e lucide. A primavera sugli altri alberi spuntarono piccoli fiori che in estate si trasformarono in frutti saporiti. Quando arrivò l’autunno le loro foglie ingiallirono e iniziarono a cadere. In inverno i loro rami rimasero nudi  e tristi. L’arancio invece aveva sempre tutte le foglie e si chiedeva timoroso il perché di quella stranezza. Avrebbe voluto offrire qualcosa ai bambini che ogni giorno giocavano nel prato e ogni mattina sperava di veder spuntare almeno un piccolo frutto. Alcuni uomini osservavano le sue belle foglie e aspettavano che su quell’albero tutto verde nascessero i frutti

Una notte, mentre tutti dormivano, le stelle del cielo lasciarono cadere una polverina leggera e lucente che si posò sui rami del povero albero.

Passarono pochi giorni e spuntarono tanti fiorellini bianchi e profumati che i raggi del sole trasformarono in frutti. Erano nate le arance: quei frutti quasi rotondi con il colore del sole piacquero moltissimo ai bambini che non avevano mai assaggiato niente di simile. L’albero strano era felice e diceva tra sé:- Ho aspettato tanto ma ne è valsa la pena!