A proposito di paure, covid 19 e la malattia di campare

A proposito di paure, covid 19 e la malattia di campare

24 Febbraio 2021 0 Di Lidano Grassucci

Spesso il male di vivere ho incontrato:
era il rivo strozzato che gorgoglia,
era l’incartocciarsi della foglia
riarsa, era il cavallo stramazzato.

Bene non seppi, fuori del prodigio
che schiude la divina Indifferenza:
era la statua nella sonnolenza
del meriggio, e la nuvola, e il falco alto levato.

Eugenio Montale

L’assassino è il campa
Un signore serio, rigoroso e saggio (forse un sacerdote, un giornalista, un capopartito) spiega ai presenti la tragedia della vita che non è un giallo, ma tutti hanno il finale ben presente.
L’uomo si cruccia, parla lingue antiche, cita saggi e nei libri trova le mille ragioni dell’apocalisse di questo vivere. Tutti sono percorsi da un brivido di gelo, le mamme portano a sé i bimbi. Gli uomini mettono il petto davanti alle loro donne per far scudo. Gelo, e l’uomo serio conferma che non si uscirà vivi da lì, i demoni sono ovunque e la peste farà strage.
Tutti tremano, meno uno, un contadino amante del vino, che del canto ha fatto il suo destino. Forse complice la follia che da bacco nelle sere fredde l’uomo urla: io conosco l’assassino.
L’uomo serio si segna il volto, gli altri si sentono come stupiti: ma un vecchio contadino pieno di vino, ma che può dire, cosa può sapere delka verità.
Ma lui dice certo la sua denuncia: ci sta uccidendo lo campà.
Una risata piena di libertà e di evidenza, come sentire che l’acqua è bagnata, liberà gli astanti e ridicolizza l’uomo del terrore, non era ora dell’apocalisse ma di danzare con quell’assassino inesorabile che è il vivere. Danzare con l’unica cosa per cui vale la pena campare che è il vivere che ci porterà a morire.
E un bimbo diede un calcio ad una palla e poi cominciò a corrergli dietro e gli altri bambini fecero lo stesso.