Museo Cambellotti e il suo vuoto manifesto: “Sempre più allegri voiartri, eh?”
24 Febbraio 2021Ma è un ricordo che vale dieci lire
E non c’è niente da capire.
Francesco De Gregori
Sono ignorante, in quanto ignoro queste cose e poi davanti a “dotti e sapienti” mi inchino. Orgoglioso erede di butteri che hanno in odio strade, recinzioni, case di mattoni tanto quanto amano i cavalli e la loro libertà, sacra anarchia.
Leggo in città un manifesto… i manifesti mi piacciono perché parlano con la gente, perché dicono le cose differenti e dopo il lettore conosce di più. Il manifesto che vedo in città è bianco candido con una curva nera dentro e sotto la scritta “Museo Cambellotti Latina”. Nulla di più, nulla di meno.
Ma chi sarà questo Cambellotti? Un eroe del Risorgimento? Uno alla Leonardo da Vinci che pure io conosco e si capisce: dentro ti immagini elicotteri a vite, paracadute, macchine per volare, donne con enigmatici sguardi.
O un museo a Collodi e hai davanti la Fata Turchina, il naso di Pinocchio e pure l’audacia di Lucignolo e ricordi la paura che faceva Mangiafuoco. Ma questo Cambellotti chi è? Una curva in un manifesto bianco e questo dovrebbe invogliare me ad andare a vedere cosa? Una curva grande e nera come una pista per Tazio Nuvolari il mantovano volante o forse c’è la bisiluro di Taruffi?.
Non lo so, non capisco ma sono io stupido e vedo quel manifesto di un museo che non capisco. Ma capisco la biblioteca chiusa, il teatro serrato e mi chiedo ma che avrà mai fatto questo Cambellotti? Sono ignorante io, dotti e sapienti spiegheranno quanto sarà stato essenziale per l’arte questo artista, ma nessuno andrà mai a visitare una curva di una architettura che prevedeva solo quadro e squadro.
Sarà che non ho nostalgie per dittatori e loro cultori postumi ma sinceramente quel manifesto non dice assolutamente niente forse perché non c’è niente fa capire un ricordo che vale 10 lire.
E rispetto a questi intelletti intelligenti ti viene da dire quello che Monsignor Colombo (interpretato da Nino Manfredi) dire ai gesuiti nel film “In nome del Papa Re” di Luigi Magni:
“Sempre più allegri voiartri, eh?”
Morale: Il ventennio è una cagata pazzesca e ridete na cica.


