In memoria del compagno Carlo Tognoli e una lezione per Damiano Coletta

In memoria del compagno Carlo Tognoli e una lezione per Damiano Coletta

6 Marzo 2021 0 Di Lidano Grassucci

“Carlo Tognoli, un pezzo della storia milanese, della Storia Socialista e anche della nostra vita che se ne va”. 

Bobo Craxi

 

E’ morto ieri il compagno Carlo Tognoli, uno dei più grandi sindaci di Milano e d’Italia. Va da se che quando muore un socialista l’umanità è sempre, un poco, più povera, meno generosa. Lui fu sindaco figlio del pragmatismo generosissimo di Filippo Turati, figlio delle società di mutuo soccorso della Milano operaia e libera, della Milano proletaria. Come ogni riformista leggeva la prassi non coltivava nostalgie e non aspettava la realizzazione di utopie. Penso la Milano dell’industria pesante e in serie nella Milano delle creatività e delle idee, la Milano capitale industriale d’Italia in una città capitale delle bellezza nel mondo.

Penso oltre il banale, pensò oltre gli schemi. Penso che non basta un Campari o un Ramazzotti per vivere bene, ma serve la seta, il gusto, e che se si è poveri non si è, automaticamente, condannati al brutto. Penso, lui e i socialisti milanesi, che il “riscatto del lavoro” di Turati fosse anche “diritto alla bellezza”, “diritto al buon gusto”, “diritto a vivere bene”.

Fece di una capitale industriale la capitale dei talenti, fece un Rinascimento. Fece il socialista e un socialista odia la banalità.

Una lezione per i nostri sindaci morti un mediocri musei a ceramisti, in biblioteche chiuse anni per una mano di bianco, teatri abbandonati a tristezze che, oggi, in tempo di Covid paiono sovrastrutture, ma al tempo della rinascita saranno pane e companatico per un nuovo modo di tornare a stare insieme. Un modo in cui conterà curiosità, bellezza, e creatività. Il futuro di Latina oggi non lo stiamo scrivendo nelle stanze grigie e senza fantasia di Piazza del Popolo ma al conservatorio in via Ezio, all’agrario di Borgo Piave, al liceo artistico e in ogni scuola di questa città.

Tognoli comprese che era la cultura il futuro, era figlio delle maestre che nelle case di ringhiera insegnavano agli operai a leggere e a scrivere per libro l’Avanti!, per generosità il sole dell’avvenire.

La Milano, l’Italia, di oggi gli deve tanto. I sindaci dovrebbero capirlo e studiarlo, quando la politica immaginava il futuro perchè aveva una grande storia .

Quella Milano che “era da bere”, perchè sapeva fare il Ramazzotti e lo faceva per il mondo, sapeva mangiare, vestire, sapeva stare al mondo.

Tognoli e la sua Milano segnano la differenza tra chi governa con i suoi valori nella sua storia e chi ambisce ad essere menzionato nella cronaca.