Dibattito nel Pd/ Quei ragazzi che vorrebbero discutere
8 Marzo 2021Questo l’intervento dei ragazzi della sinistra giovanile di Latina sul dibattito interno al Partito democratico, un contributo di un partito che ha tanti difetti ma non che non ci siano mille idee in gara e mille fiori a fiorire. E le differenze fanno il futuro le omologazioni ripetono il passato
Abbiamo sostenuto convintamente in campagna congressuale Nicola Zingaretti e l’idea di Piazza Grande, che reputo ancora valida. In questi due anni di segreteria, con spirito critico, non ne ho sempre condiviso la linea politica e no, non parlo dell’alleanza con i 5stelle, rispetto a cui, anzi, riconosco il merito di aver quantomeno provato ad indicare una prospettiva rispetto ad un tema che culturalmente nel paese esiste. E non mi riferisco neppure alla presunta debolezza caratteriale del Segretario e a tutta la relativa narrazione intrisa di mascolinità tossica nel lessico, nelle categorie politiche e nei paradigmi dell’analisi cui sarebbe anche ora di dire basta, nei nostri luoghi. Il senso delle sue parole è il nostro dramma. Quello che ha scritto in qualche migliaio di caratteri su Facebook, va detto con chiarezza, è la realtà del Partito Democratico in gran parte dei suoi livelli, Latina compresa. È quello che viviamo tutti i giorni, una continua tensione di equilibri, specchi e leve in cui se ti trovi ad essere minoranza di qualcosa (che tu sia giovane, donna, tacciato come “radicale” e altri miti) allora è tutto più complesso e se non “emergi” è anche un po’ colpa tua perché evidentemente non hai intraprendenza, non sei presente al momento giusto, il giorno giusto, sull’importantissimo giornale di Provincia, non capisci la politica contemporanea ma anche quelli del “si è sempre fatto così”. E infatti si vede. Qui il tema non è chi a caso cita Machiavelli (magari!) – che pur basterebbe leggere – ma, per dare la misura del dramma, la sciatteria, talvolta goffagine (non saprei davvero come dire), con cui si applica persino il Cencelli. Per dire. Spesso con i miei amici fraterni, quelli che lavorano, riflettiamo su quanto tempo e quante energie, anche noi, impieghiamo per dirimere questioni e pratiche che con questi luoghi non dovrebbero avere nulla a che fare. Quanto tempo che si potrebbe impiegare per stare con chi è solo. Con chi soffre. E la giustificazione per necessità non esiste, mi dispiace. Non può storicamente più essere accettata. E allora, sul post di Zingaretti che, al netto della comunicazione, le strategie e del resto, per me è politicamente drammatico proprio in virtù del tempo di cui è figlio, si abbia coraggio. Ma veramente. Ho letto tanti appelli, di dirigenti, iscritti, mondi contigui; ho visto quello che hanno scritto e faranno domani le Sardine, credo possa essere positivo. Dovremmo aprire ovunque una discussione, lo faccia anche il PD locale, ne abbiamo bisogno. Assunzioni di responsabilità o dichiarazioni di circostanza, puntualmente tradite, non bastano più a reggere la pesantezza di una prosa moralmente decadente. Queste erano e sono anche alcune delle ragioni della battaglia che in qualche modo ci siamo provati a dare con i Giovani Democratici, con Respiro, con soggettività smarrite, tra mille limiti, provando ad animare un orizzonte. Ma anche queste righe non potrebbero esaurirsi con un timido esercizio di autoreferenzialità. Prima di ciò, delle riflessioni sulla evidente destrutturazione e dello spostamento a destra del sistema politico, e di tutte le analisi che condivido, c’è un punto: la ridefinizione dei modi, del linguaggio, della pre-identità, dei paradigmi delle relazioni umane all’interno dei nostri luoghi e delle nostre categorie storiche. C’è bisogno di smuovere il tessuto intimo del nostro agire, se di intimità si può parlare.


