Il rispetto delle rose
8 Marzo 2021Poetica di giorni grigi. Tutto era serrato, per strada si mostravano solo pochi arditi con la fobia di non respirare. La paura faceva di uomini formiche gregarie, la paura faceva di uomini conigli rintanati. E le giornate erano sempre plumbee quasi da non avere differenza tra la notte e il giorno, un mondo senza vespro, un mondo senza lucifero. Tutto eguale a se stesso
Io, Filemazio, protomedico, matematico, astronomo
Forse saggio
Ridotto come un cieco a brancicare attorno
Non ho la conoscenza od il coraggio
Per fare questo oroscopo, per divinar responso
Neanche la saggezza discriminava il vivere, e vivere non era saggio di più. Per strada
Sentivo i canti osceni degli avvinazzati
Di gente dallo sguardo pitturato e vuoto
Ippodromo, bordello e nordici soldati
Romani e Greci urlate dove siete andati
Sentivo bestemmiare in alamanno e in goto
Che mondo strano, che strano mondo. Ma in questa gara a svuotare l’umano a farci golem, a renderci senza anime, talvolta senti come… un battere di cuore, senti levare dal silenzio nero un moto, un pensiero, una idea originale di se, qualcosa di greco e di latino quando contava il pensiero, il pensare e i golem non erano contemplati. Quando intorno ad una rosa si discuteva di essenze, di colori, di spine e non si eradicava, non si staccava.
E copro col mantello il capo e più non sento
E mi addormento
Mi addormento
Mi addormento
E sogno un mondo diverso da quello che ignora le rose, le ordina senza spine, prevede il colore ed il modo. Invece aspetto che sia comunque sia, con fioritura a maggio e non ne so il colore che quando viene mi stupisce. La libertà è un fiore che sta per conto suo e con la libertà c’è l’umano e, se ne conosci l’arcano, sai che solo il profumo ti appartiene il resto è del fiore che per questo è bello, unico, raro.
Ed ora non capisco ma ci sono le rose.
Le strofe di questa storia sono tratte da Bisanzio di Francesco Guccini


