C’era una volta e c’è ancora

C’era una volta e c’è ancora

23 Marzo 2021 0 Di Lidano Grassucci

Quando fuori era nero, ma nero pesto, nero da fare paura, pena, mi confortavano colori che dovevo imparare. La prima lezione è non buttare le cose e Pollicino cerca di non perdersi con le briciole di pane, ma anche gli uccelli hanno fame. Così la vita complessa entra nella testa feconda di un bimbo. Ma Pollicino è piccolo e indifeso, ma imparando, comprendendo si salva con stivali di sette leghe.

Vedete se seguite la storia il nero non c’è più, resta l’intelligenza di un bambino.

Le fiabe a questo servono a stare in cieli un poco più blu anche quando la notte è nero, nero pece.

Mia madre faceva bambole di pezze, le chiamava “pue”, al nord le chiamano pigotte. Le faceva con gli occhi, il naso, e la bocca e i capelli erano lana del gomitolo. Erano come animate dentro, a me dava il maschio a mia sorella la femmina e noi? Cominciavamo a farle parlare, discorsi fitti fitti. Ogni bambola aveva il suo colore, le mie diventavano ardimentosi soldati, quelle di mia sorella incredibili viaggiatori. Non li facevamo mai litigare, ma sempre trovare una intesa per ricominciare.

Erano fiabe da inventare, da creare.

Poi quando qualche anziano iniziava con “c’era una volta…”. Era la volta che andavamo a sentire seduti a terra.

Ora ho scoperto che “c’era una volta e… c’è ancora”.

Pollicino, bambole di pezza, e raccontatori di fiabe, un mondo che c’è tuttora. Basta vederlo, solo un poco più blu.