Donna seduta alla panchina
24 Marzo 2021Un merlo sta su un prato assolato. Guarda una ragazza seduta a meditare sulla panchina, salta. Di salto in salto si avvicina. La ragazza è assorta nei suoi dolori, conta le stelle che di giorno non ci sono, poi pensa ad abissi nel mare blu profondo. Un animale ed una grazia non possono condividere se non il respirare ma ora in questo tempo sono nel medesimo giardino. Lui l’ha guardata, lei di certo no. Ma sono le circostanze che mischiano le cose e si scoprono cose che prima non c’erano, una “mandria” di batteri se non fosse stata per la dimenticanza e la muffa sarebbe diventato mostro, invece il caso ci ha donato la meccanica della vita e della morte. Un caso, che lei guarda il merlo che di certo non sa parlare, ma ha da dire e lei non è da meno.
Si parlano nel “silenzio” delle cicale, senza avere alcuna contezza dell’animo dell’altro: una ragazza ed un merlo in un giardino di margherite. Si sono intrattenuti come fossero compagni, si sono sentiti come fossero sempre stati.
Nessuno sa cosa si siano detti, ma lei aveva occhi diversi e lui si allontanò mal volentieri, poi si girò e fece come un sorriso per quanto possa un uccello con il becco giallo.
Qualcuno notò che era tutto un poco più blu e forse è questo quel che conta, quel che resta.
Monet, donna seduta alla panchina


