Sezze offesa ma che fortuna essere nati qui
24 Marzo 2021Non si può dire che sia il paradiso
Ma è il paese dove son nato
Ci sono senz’altro dei posti migliori
E il cielo azzurro è la sua mente
Sudore e fatica sono il suo corpo
Cammino per Latina, ho la “disgrazia” (la fortuna) di chiamarmi Lidano e non ho mai celato le mie origini, continuando ad usare la mia lingua nonna con gli amici con cui la condivido. Da giorni la gente ti ferma e: “madonna a Sezze…”; “ma che succede a Sezze”, “certo a Sezze”, “A Sezze neanche i morti…”
Come pugnalate, drizzo la schiena, ma mi pesa la schiena. Faccio finta che sia acqua, ma è sangue.
Vedete, io vedo il triste del mio paese (pardon, del paese dove son nato), ma. Mi risuona la canzone di Giorgio Gaber sul sentirsi italiano
Ma a parte il disfattismo
noi siamo quel che siamo
e abbiamo anche un passato
che non dimentichiamo.
Mi scusi Presidente
ma forse noi italiani
per gli altri siamo solo
spaghetti e mandolini.
Allora qui mi incazzo
son fiero e me ne vanto
gli sbatto sulla faccia
cos’è il Rinascimento.
Perchè è vero che non rispettare la memoria, i morti, mi atterrisce, mi mortifica.
Ma? Lì su quelle colline studiavamo il mondo con padri gesuiti quando altri neanche erano al mondo.
Ma? Lì su quelle colline ogni primavera rinasce sempre lo stesso carciofo che non ha semi ma tramanda se stesso, come noi. Gente che ne ha viste mille e mille ancora ed è ancora qui.
Ma? Noi siamo, e non vado lontano nel tempo, quel Luca Velletri che testardo ha seguito il suo talento e sta a Sanremo con la sua voce, o Martufello che non da meno ha speso il talento del sorriso e non soltanto, o Le Foche che in pandemia spiega la cura e la malattia. Siamo i ragazzi che hanno la stessa forza di quei viaggi della “speranza” che per noi è l’università. Siamo quello che danno da mangiare a Roma da secoli.
E’ il paese delle decine di infermieri e medici che ci stanno curando, con dedizione, in questa pandemia a cui va il ringraziamento di tutti perché da noi “nessuno deve rimanere indietro”, santo o orco che sia.
Insomma a chi mi ferma mi viene da dire: siamo quelli che conosciamo pietà e non vendetta che, talvolta, incrociamo il male che fa tanto male a noi, e di noi stessi parliamo male, dei nostri difetti ci mortifichiamo, e ora sono tempi tristi.
Ma qui scrivevamo di vita, abbiamo avuto fede, anche quando nulla c’era. Qui ho imparato l’orgoglio, la pietà, la bellezza, la paura, il bacio ed il coltello.
Ora ricominciamo.
Io non mi sento italiano
ma per fortuna o purtroppo
per fortuna o purtroppo
per fortuna
per fortuna lo sono.



non si crucci direttore.in altri luoghi di sepoltura fanno anche di peggio.l’umano sa fare cose orribili
cordialmente