L’ultima cena: l’educazione del giovedì santo

L’ultima cena: l’educazione del giovedì santo

1 Aprile 2021 0 Di Lidano Grassucci

Sarà un caso, sarà che dentro abbiamo un tarlo. Sarà che di questi tempi le cose assumono una dimensione che assomiglia ad un percorso dato. Come se avessimo una storia già vissuta dentro che torna fuori, riemerge.

Oggi, ogni oggi di questo giovedì, era tempo di sepolcri. Chiesa per chiesa. Per i cristiani questi giorni sono i più “forti”, sono i più identitari. Qui si racconta del sacrificio, del verbo, della morte, della resurrezione della “fatica di vivere”. Se non capisci questi giorni e questi giorni ti paiono banali o ripetitivi, non sei in quella cosa che chiamiamo identità, che è riconoscersi con gli altri, tra gli altri.

E’ tempo di tradimenti, tempo in cui anche i meglio rinnegano se stessi (e per tre volte), è tempo che il denaro conduce alla follia. E’ tempo in cui ad uccidere sono i sacerdoti, a non capire sono i romani, a vivere e morire sono gli umani.

Ultima cena, gli amici sono nel medesimo tavolo: chi non capisce, chi tradisce, chi ha paura, chi fa finta di niente. Quante cene sono finite nel medesimo moto, con lo stesso modo. Domani non ci saranno messe, domani si muore.

Questa storia mi è stata raccontata, descritta, scarnificata per anni ed era viatico per ogni bimbo che si allenava per diventare uomo e cristiano.

Una volta divenuto uomo questa storia di affianca e, seppure, l’educazione non mi ha donato la fede, educato rimango e così leggo la storia, vivo la vita, capisco dolore e speranza.

Dimenticavo

Perché noi tutti ormai sappiamo 
Che se dio muore è per tre giorni e poi risorge

Francesco Guccini, Dio è morto

 

Nella foto: Leonardo Da Vinci, l’ultima cena