Il granello di sabbia e il suo gemello

Il granello di sabbia e il suo gemello

1 Aprile 2021 0 Di Lidano Grassucci

Ho pensato per accidente alla sabbia. La sabbia appare come capace di reggere il mare. Una striscia compatta che sfida l’onda, resiste alla tempesta, compete alla pari con il vento. D’inverno pare cemento e per ferro l’acqua, d’estate pare terra fertile e nell’animo mille lombrichi a lavoro. Ma è grande, forte.

Poi? Poi ti togli le scarpe e ci cammini sopra, pensi all’asfalto, al mogano nelle stanze, alla pietra che lastrica le vie, invece?

Invece penetra tra le dita, disegna il piede all’altezza del passo e ne fa corona.

Invece scopri che è un granello con un altro quasi gemello e mille e mille quasi uguali ciascuno diverso.

Ora il piedi qui, qui nel bagnasciuga, è ospite come zoccolo di cavallo, zampa di cane o di gatto, salto della lepre, o presenza furtiva del falco, mille zampe palmate. Ospite, ospitato da un mondo diverso dove ogni granello è una volontà che se sono tante regge il mare che è così grande, grande.

Un signore una volta mi chiese: ma è vero che c’è così tanta acqua nel mare? Stavamo davanti ad una piccola sorgente dove l’acqua usciva discreta ma costante e sapeva lievemente di zolfo. Gli risposi: sì, ce n’è tanta ma immagina la sabbia che la contiene.

L’acqua usciva costante, prese un recipiente che era stata una zucca prima di essere “bicchiere”, lo guarda e dice: che grandezza è la zucca.

Un granello e un suo gemello.

Una ragazza si pulisce i piedi del suo passo, un cane si scrolla di dosso il fastidio. La sabbia ti conquista.

Granello su granello, e il mare con la sua potenza è perduto.